Omicidio a Terni in via Galvani, i residenti non ne possono più

L'assassino è fuggito subito dopo, verso via Galilei, abbandonando l’arma in un secchio dell’immondizia

 
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Omicidio a Terni in via Galvani, i residenti non ne possono più

TERNI – Si indaga sulla morte di Demir Hyseni, il carpentiere 49enne di nazionalità albanese, ucciso da alcuni colpi di pistola al civico 18 di via Galvani, a Terni. Ci sarebbe già un sospettato, potrebbe essere un uomo di origini balcaniche. Al momento è ricercato dai Carabinieri del comando provinciale di Terni che indagano anche sulla base delle testimonianze acquisite ed i rilievi effettuati. Nessuna ipotesi viene esclusa e al vaglio degli investigatori potrebbe esserci la pista sentimentale, ma non è escluso un regolamento di conti.

Il suo assassino lo ha atteso sotto casa, dove la vittima viveva con la moglie e la figlia in un appartamento al secondo piano. L’uomo, come ogni mattina e poco prima delle 7, è sceso di casa per andare al lavoro in un’azienda della zona di Stroncone. È salito a bordo della sua auto e l’altro lo ha avvicinato. Tra i due prima ci sarebbe stata una lite, al termine l’omicida ha estratto una pistola semi automatica calibro 7.65, uccidendo Demir Hyseni.

L’albanese, ferito, ha tentato la fuga, ma l’altro ha continuato a sparare fino a quando la vittima non è caduta a terra, fra via Galilei e via Galvani, proprio di fronte agli uffici del Servizio idrico (SII).

L’assassino è fuggito subito dopo, verso via Galilei, abbandonando l’arma in un secchio dell’immondizia di un supermercato vicino. L’uomo è stato subito soccorso dagli operatori del 118, ma è deceduto nonostante i soccorsi dei sanitari. Sul posto, oltre ai militari dell’Arma, il maggiore Dario Allegretti e il tenente colonnello Mariano Celi. Sono arrivati anche gli agenti della polizia di Stato, con il questore Antonino Messineo e il dirigente della squadra Mobile Davide Caldarozzi. L’indagine è coordinata dal pm Raffaele Pesiri.

L’allarme è stato lanciato da alcuni residenti della zona, attirati dalla lite, dagli spari e dalle urla dei familiari. Tante persone sono scese in strada, altre sono rimaste a guarda dalla finestra. Molti di questi sono a stanchi ed esausti di vedere terni ridotta in questo stato. Lo ha detto una donna commentando quando accaduto: «Terni è diventato il Bronx non se ne può più. Non possiamo più accogliere questa gente, tenendo da parte le problematiche italiane. Basta è ora di farla finita e gli italiani si devono svegliare e ribellarsi a questo stato di cose».

Il consigliere comunale del M5s Thomas De Luca: Ci si abitua a tutto anche a veder la gente freddata sotto casa per strada, un uomo davanti alla propria figlia. Come ternani non possiamo e non vogliamo arrenderci all’idea che questo sia la normalità. Ormai Terni è lo specchio dell’Italia peggiore. Serve una reazione da parte della città per riempire questo vuoto sociale, culturale e identitario che in questo momento è occupato da una criminalità sempre più sfacciata e che non ha paura di agire alla luce del sole. Il problema dell’insicurezza sempre più percepita dai cittadini non può essere oggetto di negazionismo da parte della politica e delle Istituzioni. Quello che è successo non è un caso isolato ma è l’ennesimo esempio di un’illegalità diffusa che va dalle risse per strada, muniti di coltelli in mano, alle discariche ed ai roghi di rifiuti o allo sfruttamento della prostituzione. Minimizzare, mitigare, tentare di ridurre omicidi simili a casi sporadici è il miglior modo per alimentare il razzismo ed il becero populismo. Serve una governance forte che contrasti duramente questo fenomeno non soltanto attraverso una dura e inflessibile repressione ma riempiendo di contenuti attivi quegli spazi che se restano vuoti vengono colmati da una cultura criminale nonché ricostruire quel senso di appartenenza alla città e ai quartieri che è il primo anticorpo verso il degrado.

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