Maxi sequestro da 30 milioni eseguito nella città di Caserta

Confisca colpisce patrimonio illecito legato al clan Belforte

La confisca definitiva di un vasto patrimonio riconducibile a un imprenditore casertano, ritenuto vicino al clan Belforte, è stata eseguita nelle ultime ore dalla Direzione Investigativa Antimafia, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Caserta, in attuazione della decisione emessa dalla Suprema Corte di Cassazione. Il provvedimento chiude un lungo percorso giudiziario che aveva già portato, nel 2022, al sequestro dell’intero complesso di beni.

Un patrimonio accumulato attraverso estorsioni mascherate

Secondo gli accertamenti, l’imprenditore operava nei settori del cemento e della ristorazione, costruendo nel tempo un sistema di sovrafatturazioni utilizzate per occultare il pagamento del “pizzo”. Le vittime, costrette a versare somme aggiuntive per “mettersi a posto”, venivano inserite in un meccanismo estorsivo strutturato, funzionale agli interessi economici del clan.

La condanna definitiva dell’uomo, riconosciuto contiguo all’organizzazione camorristica, ha consolidato il quadro probatorio che ha portato alla misura ablativa, proposta congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Napoli, dal Direttore della DIA e dal Questore di Caserta.

Il valore dei beni sottratti e la loro distribuzione territoriale

Il patrimonio ora acquisito dallo Stato raggiunge una stima di 30 milioni di euro, comprendendo due compendi aziendali completi, quote societarie e un articolato insieme di immobili distribuiti tra le province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma. Nel dettaglio, figurano 13 terreni, 14 abitazioni, 2 opifici industriali, 32 garage e magazzini, oltre a una multiproprietà situata in costiera amalfitana. A questi si aggiungono 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati, tra cui autovetture e mezzi industriali.

Un colpo mirato alla ricchezza criminale

L’operazione si inserisce nel quadro delle attività istituzionali rivolte a disarticolare i patrimoni illeciti accumulati dalle organizzazioni mafiose, sottraendo risorse economiche che alimentano circuiti criminali e distorcono la concorrenza. L’intervento, sottolineano gli investigatori, rappresenta un passo significativo nella tutela della parte sana del tessuto produttivo, spesso penalizzata da pressioni e condizionamenti imposti dai clan.

La confisca definitiva, oggi esecutiva, segna un ulteriore avanzamento nella strategia di contrasto patrimoniale, considerata uno degli strumenti più efficaci per indebolire le strutture economiche della criminalità organizzata.

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