Il vignettista aveva 94 anni, mezzo secolo di ironia
È morto Giorgio Forattini, decano della satira politica italiana e tra le firme più riconoscibili del giornalismo del Novecento. Il vignettista aveva 94 anni e fino agli ultimi anni di vita ha continuato a osservare con sguardo ironico e tagliente la scena politica del Paese. La notizia della scomparsa ha trovato spazio su tutte le prime pagine dei principali quotidiani italiani, da Il Riformista a Il Tempo, da Il Fatto Quotidiano a Panorama, che ne hanno ricordato la carriera, la visione e l’impatto culturale.
Nato a Roma nel 1931, Forattini fu tra i fondatori de La Repubblica, dove firmò per decenni vignette che segnarono la storia della satira moderna, creando personaggi simbolo di un’Italia in trasformazione. Le sue caricature, spesso spietate ma sempre intelligenti, divennero un modo per raccontare la politica meglio di un editoriale. Come sottolinea Il Riformista, la “matita di Forattini faceva più paura di un fondo”, capace di sintetizzare in un tratto le contraddizioni del potere e le fragilità dei suoi protagonisti.
In prima pagina anche Il Tempo, che lo definisce “re dell’ironia che mise a nudo la Prima Repubblica”, ricordando la sua capacità di trasformare la cronaca politica in teatro di umanità e sarcasmo. Le sue vignette su Craxi, Andreotti, Berlusconi, Prodi e tanti altri leader sono divenute parte dell’immaginario collettivo, punti di riferimento di un’epoca in cui la satira rappresentava una forma di critica diretta e popolare.
Panorama, diretto da Maurizio Belpietro, lo omaggia pubblicando una foto in cui Forattini sorride accanto a Silvio Berlusconi, simbolo di una lunga amicizia e di un’epoca raccontata “a colpi di matita”. Anche Il Fatto Quotidiano ne ripercorre la carriera, ricordando come la sua satira abbia anticipato le tensioni e i contrasti che ancora oggi attraversano il dibattito pubblico.
Lungo il percorso professionale di Forattini non mancarono polemiche e querele, segni del potere della sua arte. Ma è proprio in questo che si riconosce il valore della satira: la libertà di colpire, di disturbare, di provocare riflessione. Il Corriere della Sera sottolinea che Forattini fu tra i pochi a non risparmiare nessuno, mantenendo una distanza ironica da ogni schieramento.
Nelle edizioni odierne, la sua figura è ricordata come quella di un intellettuale completo, capace di usare il disegno come strumento di analisi politica. Per Avvenire, “la sua ironia era una forma di verità”, mentre La Nazione parla di “una vita eccellente, dedicata all’osservazione dell’Italia con l’occhio dello storico e la leggerezza del comico”.
In un’epoca di comunicazione veloce e immagini effimere, la scomparsa di Giorgio Forattini segna la fine di una stagione in cui la vignetta era un’arma culturale, uno specchio tagliente della società. Con lui si chiude un capitolo del giornalismo italiano, ma resta il segno indelebile di un artista che ha trasformato la matita in strumento di libertà.

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