Attacco antisemita, fermato il killer: “L’ho fatto per Gaza”
Due giovani funzionari dell’ambasciata israeliana negli Stati Uniti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco nei pressi del Museo Ebraico della capitale statunitense. Le vittime, identificati come Yaron Linsky, 28 anni, e Sarah Milgrim, 26 anni, erano una coppia nella vita e prossimi al matrimonio.
L’aggressore, Elias Rodriguez, 30 anni, cittadino statunitense di origini ispaniche, è stato arrestato poco dopo l’attacco. Avrebbe motivato il gesto con ragioni legate al conflitto israelo-palestinese, dichiarando: “L’ho fatto per Gaza”. L’azione è stata definita un atto di chiaro stampo antisemita.
La Repubblica, Domani, Il Messaggero e La Nazione riportano la notizia sottolineando il carattere ideologico dell’attacco e le sue implicazioni politiche. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attribuito parte della responsabilità a una presunta complicità morale dell’Europa, che, a suo dire, alimenterebbe l’odio verso Israele.
Il Tempo riferisce che in risposta all’attentato, in Italia è stato elevato il livello di allerta per la sicurezza dei siti ebraici, con misure rafforzate nelle principali città. Le comunità ebraiche italiane chiedono maggiore protezione e denunciano il clima crescente di ostilità.
Il gesto ha suscitato reazioni contrastanti. A Parigi, scrive Domani, si è registrata indignazione politica. Intanto, negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha condannato l’attacco e ribadito l’impegno nella lotta contro ogni forma di antisemitismo.
L’omicidio dei due diplomatici avviene in un contesto geopolitico teso. Il conflitto in Medio Oriente, le condizioni umanitarie a Gaza e l’impasse diplomatica tra Israele e le autorità palestinesi aggravano il clima internazionale. Il Wall Street Journal anticipa che Roma potrebbe ospitare a giugno una fase preparatoria di negoziati tra Kiev e Mosca, ulteriore segnale di come il quadro globale sia interconnesso.
Nel frattempo, la stampa italiana evidenzia come l’attacco negli Stati Uniti abbia rilanciato le critiche a Donald Trump, tornato a evocare l’esclusione degli studenti stranieri da alcune università.
L’episodio ha riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza diplomatica, delle relazioni internazionali e della necessità di un’azione condivisa contro l’estremismo ideologico, mentre Israele valuta contromisure e rafforza il presidio delle proprie sedi estere.

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