Video rassegna stampa, sfogliabile e scaricabile, del 12 maggio 2019


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Terrore a Fontivegge, aggredita nella notte proprietaria di un locale pubblico. Fammi un caffè se no ti sparo

del direttore
Marcello Migliosi
«Ha fatto il gesto di spararmi, usando le dita delle mani. Si è avvicinato e mi ha chiesto un caffè». La proprietaria di un locale pubblico di Fontivegge di Perugia, tenuta in scacco da un malvivente che, dopo averla minacciata, non ne voleva sapere di uscire dal bar (omettiamo volutamente di scrivere nome del locale per questioni di sicurezza della stessa proprietaria ndr).

«Non posso farle il caffè ha detto la donna, la macchina non funziona». A quel punto il delinquente è andato su tutto le furie e ha continuato con le minacce. In più usando il telefonino ha iniziato a scattare delle foto alla signora.

La donna continuava a dirgli di uscire dal locale e lui: “Sta zitta e fammi il caffè se no ti sparo“, e ancora il motto con la mano, messa a mo di rivoltella. «Mi braccava di continuo – racconta – e non sapevo più come fare».

Ad un certo punto, richiamato dalle voci, è arrivato il compagno della donna che ha cercato, aiutato da un dipendente, di cacciare il malvivente dal locale. Non c’era verso, non voleva saperne di uscire. «Nel frattempo – racconta la proprietaria – ho chiamato il 113».

Una colluttazione durata qualche minuto, tempo in cui lo straniero ha rifilato dei calci alle due persone che cercavano di cacciarlo da locale. Con non poca fatica ci sono riusciti, dopodiché, è scappato via verso via Canali. «Ero terrorizzata – racconta la proprietaria – e speravo fosse finita lì, stavo aspettando i carabinieri quando è tornato. Ha preso a calci la porta che avevamo chiuso a chiave. Vedendo che non riusciva ad entrare si è diretto verso una pizzeria che sta lì vicino».

Nel frattempo presso il locale della signora sono arrivati i Carabinieri. Una rapida descrizione e i militari si sono diretti subito verso il punto di ristoro.

L’epilogo lo vedete nelle foto, l’uomo è quello con la maglietta rossa, rigorosamente a maniche corte. Come tutti coloro che sono abituati a bere e sono preda dell’alcol, il freddo lo sentono di meno.

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I carabinieri lo hanno trovato all’interno del locale, lo hanno fatto uscire e identificato. «Non vado neanche a denunciarlo – dice sconsolata la donna -, tanto non si risolve niente».

La donna, a tratti, chiedeva: “Ma il posto fisso di polizia quando lo fanno“…e poi queste parole! Chi vive e lavora a Fontiveggenonostante gli sforzi, comincia a perdere fiducia e alla speranza si sostituisce un senso di cupa rassegnazione.


Alcol e degrado nella notte a Fontivegge, residenti sono esasperati, quasi rassegnati

Segnalo due episodi distinti che riguardano il problema dell’alcol nella comunità sudamericana di Fontivegge. Premetto che non sono episodi considerati gravi ma che tuttavia possono aiutarci a dare una visione più completa e obbiettiva possibile di quello che succede nel nostro quartiere”. E quanto scrive l’agente notturno Lorenzo Brunetti che sottolinea che per “per entrambi non sono state avvisate le forze dell’ordine poiché il cittadino si sente ormai impotente e rassegnato, sfiduciato nell’intervento delle autorità pubbliche”.

Brunetti poi dettaglia le foto: “Nella prima foto si vede un sudamericano completamente ubriaco che sta bloccando l’ascensore a piano terra di un intero condominio di fronte alla stazione. E’ è successo ieri mattina alle 11:50, arrivata l’ambulanza lo ha portato via con referto di coma etilico. La seconda foto vede invece un altro sudamericano, lo stesso coinvolto nei giorni scorsi nella lite con un suo connazionale, anche lui seduto a terra nel condominio dove risiede, non trovando la sua casa ha provato ad aprire la porta di un altra abitazione”.

“I contenuti di questo post – aggiunge Brunetti – non intendono in alcun modo aggiungere gratuitamente allarmismo e negativismo, sono semplicemente il racconto vigile di fatti reali (nudi e crudi), in cui il cittadino cerca di essere attivo e protagonista del proprio territorio che ama e intende migliorare il più possibile. Come soluzione -conclude -potrebbe essere utile applicare il Daspo urbano anche a questi episodi di degrado”.

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