Umbria: ventiquattro ore di sciopero per salvare il TPL integrato

Filt‑Cgil e Faisa‑Cisal contro gara in quattro lotti dal 15 settembre

PERUGIA, 12 settembre 2025 – È una mattina che sa di sfida quella annunciata da Filt Cgil e Faisa Cisal dell’Umbria. Con una voce chiara e urgente, i sindacati hanno fissato lo sciopero di 24 ore del trasporto pubblico locale per lunedì 15 settembre, con fasce orarie tutelate, per denunciare un rischio che considerano grave: la frammentazione del servizio regionale. Un’azione che ha il volto del lavoratore, dell’utente, del pendolare e della comunità che rischia di perdere valore e coesione, come riporta il comunicato stampa di Avi News.

Il nodo è noto: la gara d’affidamento del TPL umbro, oggi gestito come servizio unico regionale che coordina mezzi, lavoratori e logistica, sarà diviso in quattro lotti distinti — urbano di Perugia; extraurbano di Perugia; Foligno‑Spoleto; Terni — se seguirà la delibera di giunta così come è stata concepita. Un salto indietro, secondo i due segretari generali, Ciro Zeno (Filt Cgil) e Cristian Di Girolamo (Faisa Cisal), che metterà a rischio salari, diritti, occupazione e la qualità del servizio offerto ai cittadini.

«Oggi il servizio unico garantisce continuità, lavoro stabile per dodici mesi all’anno, organizzazione regionale dei turni e degli spostamenti dei mezzi basata su una visione ampia», spiegano i due sindacalisti. «Domani, se sarà attuata la divisione in quattro gestioni separate, gran parte di questi equilibri verranno spezzati. Si perderà elasticità nel trasporto dei mezzi, col rischio che ogni zona diventi un micro‑mondo isolato». Essi denunciano che questa modalità segue logiche che riducono l’efficienza, accentuano la precarietà, accentuano i costi, e aprono la porta al subappalto come prassi diffusa.

Lo sciopero proclamato coprirà tutte le 24 ore del giorno 15 settembre, con fasce orarie obbligatorie nelle quali il servizio sarà garantito: nella provincia di Perugia tra le 6‑9 e le 12‑15; nella provincia di Terni, infine, 6.30‑9.30 e 12.30‑15.30. Anche le corse che partono dal capolinea prima dell’inizio dello sciopero raggiungeranno la destinazione prevista — secondo le disposizioni. L’intento esplicito dei sindacati è di non gravare sui pendolari, sugli studenti o sugli utenti regolari, ma di far sentire forte la voce che l’attuale assetto è percepito come dannoso.

Perché la posta in gioco è alta: non è solo il destino dei lavoratori, che rischiano condizioni più labili, salari peggiori, minore sicurezza e gestione del lavoro più frammentata. È anche il futuro del servizio pubblico — quello che sposta persone, accorcia distanze, consente la mobilità tra centri piccoli e grandi, unisce terra, periferia e città. È un bene collettivo che non si misura solo in chilometri percorsi, ma in opportunità che restano quando l’autobus passa, quando il tram funziona, quando il titolo di viaggio non è un privilegio ma un diritto diffuso.

Secondo Zeno e Di Girolamo, la scelta della giunta regionale — confermata nonostante le critiche fin dalla campagna elettorale — appare come un ritorno a un modello frammentato che già in passato ha mostrato tutti i suoi limiti. «Si torna alla preistoria», dicono, evocando immagini e situazioni concrete: zone dove il trasporto è già ridotto, fermo, poco frequente; lavoratori stagionali o precari; intere fasce di utenza poco raggiunte, servizi che diventano discontinui o meno capillari. E soprattutto, una gestione che non riesce a dare risposte omogenee su salari, sicurezza, manutenzione mezzi, programmazione oraria.

I sindacati intendono far sentire la loro voce anche con manifestazioni, presidi, simboli: già è stato annunciato che lo sciopero e la mobilitazione si svolgeranno anche in piazza Italia a Perugia, sotto la sede della Regione, segno visibile di protesta che chiede di essere ascoltata. Non è solo uno sciopero, è una richiesta di responsabilità politica: che la Regione ripensi la gara, valorizzi il trasporto pubblico locale come servizio integrato, tuteli i lavoratori, garantisca la continuità del servizio.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono che non è contro gli utenti, ma per gli utenti e per tutti coloro che hanno bisogno di muoversi — per lavoro, studio, salute. L’obiettivo è conservare l’unità del sistema, evitare che i confini amministrativi diventino steccati che rendono più difficile il vivere quotidiano, indeboliscono l’identità territoriale, aumentano i costi.

Mentre il calendario segna il 15 settembre come giornata di astensione dal servizio, si attende ora la reazione della Regione, l’avvio di un dialogo concreto che sappia mettere mano alle fragilità denunciate. Serve un atto politico che non respinga la protesta ma la ascolti, che non tema il conflitto ma lo trasformi in occasione per costruire un sistema più giusto, più forte, più vicino alle persone.

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