Pil fermo allo 0,7%, imprese e investimenti in forte affanno
Le nuove previsioni economiche per l’Umbria delineano un quadro fragile e segnato da contrazioni. L’indagine del centro studi Sintesi, commissionata da CNA Umbria, evidenzia un Pil regionale previsto allo 0,7% nel 2026, in linea con la media nazionale ma insufficiente a compensare le criticità. Il dato più allarmante riguarda le esportazioni, stimate in calo del 3,8%, conseguenza diretta delle politiche sui dazi introdotte dagli Stati Uniti. Già nel primo semestre 2025 l’export umbro aveva registrato una flessione del 2%, mentre il resto del Paese segnava un incremento del 2%.
Il presidente di CNA Umbria, Michele Carloni, sottolinea come la frenata dell’export e la quasi totale stagnazione dell’occupazione (+0,1% previsto) rischino di compromettere i due pilastri che avevano sostenuto la ripresa regionale dopo la crisi del 2010 e la pandemia. A preoccupare è anche il calo degli investimenti, incapaci di generare slancio, e la fine degli effetti sostitutivi del Pnrr: con la conclusione dei cantieri finanziati entro giugno 2026, il comparto delle costruzioni si troverà esposto a una brusca contrazione.
La ricercatrice Rita Canu ha illustrato i dati: dal 2019 al 2025 il Pil umbro è cresciuto del 3,2% (contro il 6,4% nazionale), gli investimenti del 35,6% e i consumi solo dello 0,6%. Per il 2026 si prevede un incremento minimo dei consumi (+0,4%). L’occupazione, sostenuta negli ultimi anni da costruzioni (+33%) e industria (+16%), si avvia a un sostanziale arresto.
Unico segnale positivo arriva dal turismo, in aumento del 10% nei primi nove mesi del 2025 rispetto al 2024 e del 27% rispetto al 2019, con 6,4 milioni di presenze, trainate soprattutto dagli stranieri. Tuttavia, il numero complessivo delle imprese resta inferiore al livello pre-pandemico (-2,3%), con un calo marcato dell’artigianato (-5%). Persistono inoltre difficoltà di accesso al credito per le piccole aziende (-7,2%), in particolare nel settore edilizio.
CNA Umbria chiede alla Regione interventi immediati: diversificazione dei mercati esteri, sostegno agli investimenti innovativi e incentivi per la transizione digitale ed energetica. Senza misure efficaci, avverte Carloni, le imprese umbre rischiano di non reggere l’impatto di una tassazione crescente e di una competizione internazionale sempre più aggressiva.
Tabella riassuntiva economia Umbria 2026
| Indicatore | Valore | Andamento | Contesto |
|---|---|---|---|
| Pil regionale (2026) | 0,7% | Debole | Allineato al Paese, non colma i divari. |
| Export manifatturiero (2026) | -3,8% | Negativo | Dazi USA; -2% nel 1° semestre 2025 vs Italia +2%. |
| Occupazione (2026) | +0,1% | Stallo | Esaurita la spinta di costruzioni e industria. |
| Investimenti (dal 2019) | +35,6% | Positivo | Forte crescita, ma sotto al +37,6% nazionale. |
| Consumi (previsione 2026) | +0,4% | Debole | Lentezza strutturale (2019–2025 +0,6% vs Italia +1,5%). |
| Turismo (gen–set 2025 vs 2024) | +10% | Positivo | +27% sul 2019; ~6,4 mln presenze, più stranieri. |
| Imprese totali (vs pre-pandemia) | -2,3% | Negativo | Segnali di ripresa, stock ancora sotto il 2019. |
| Artigianato (dal 2019) | -5% | Negativo | Ancora 1/4 delle imprese; radicato in edilizia/servizi. |
| Credito a piccole imprese | -7,2% | Negativo | Contrazione concentrata nell’edilizia, frena investimenti. |

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