Flori Paluçi, 33 anni, freddato dopo una lite per un caffè
È stato ucciso per una lite banale, nata davanti al bancone di un bar, l’uomo coinvolto nella sparatoria di Verna dello scorso giugno. Flori Paluçi, 33 anni, di origini albanesi e da tempo conosciuto nell’Altotevere umbro, è morto a Manëz, nei pressi di Durazzo, in seguito a uno scontro a fuoco scoppiato nella notte tra sabato e domenica in una stazione di servizio. Con lui è rimasto ucciso anche un giovane di 23 anni, mentre un terzo uomo, ritenuto implicato nella vicenda, è ricercato dalla polizia albanese. Lo scrive oggi il Messaggero dell’Umbria.
Secondo quanto riportano i media locali, la violenza sarebbe esplosa per motivi futili. Paluçi si trovava nel locale insieme a un amico quando uno dei presenti avrebbe iniziato a discutere animatamente con il barista, che aveva spiegato di non poter servire un caffè perché la macchina era stata spenta, come d’abitudine, a mezzanotte. La situazione è degenerata rapidamente: insulti, spintoni e infine gli spari nel piazzale del distributore. I colpi di pistola hanno raggiunto mortalmente Paluçi e l’altro avventore, mentre l’autore del terzo sparo si è dato alla fuga.
Le autorità albanesi hanno aperto un’inchiesta per omicidio, concentrandosi anche sul passato del 33enne, noto sia in patria sia in Italia. I quotidiani di Durazzo ricordano infatti che Paluçi era stato arrestato nel 2015 come componente di una banda di rapinatori attiva in diverse città italiane. Il gruppo, composto da sei italiani e da lui come unico straniero, si distingueva per un metodo particolare: aprire buchi nei muri di gioiellerie e negozi per introdursi all’interno senza forzare ingressi o allarmi. Le indagini di allora avevano ricostruito due colpi messi a segno nel Ravennate, a Ravenna e Alfonsine, con un bottino complessivo stimato in circa 200mila euro.
Negli ultimi anni Paluçi si era stabilito tra Umbertide, Città di Castello e la frazione di Verna, dove il 19 giugno scorso era rimasto coinvolto in una sparatoria collegata al mondo dello spaccio. Secondo le indagini dei carabinieri, il 33enne avrebbe organizzato una spedizione punitiva contro un gruppo di connazionali nell’ambito di un regolamento di conti legato al traffico di stupefacenti. Quella sera, intorno alle 19.30, Paluçi avrebbe aperto il fuoco con una pistola calibro 45 contro un 29enne, ferendolo gravemente al torace e alla gamba.
Un complice, posizionato poco distante, avrebbe colpito un secondo uomo di 34 anni che tentava di fuggire dal retro del locale. Entrambe le vittime furono soccorse dal 118: una riportò il collasso di un polmone e la perdita della milza a seguito di un intervento chirurgico d’urgenza. L’episodio fece emergere un intreccio di rivalità tra bande albanesi attive in Umbria e in altre regioni italiane, legate a traffici di droga e denaro.
Da allora Paluçi risultava indagato per tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco. Dopo la fuga in Albania, avrebbe cercato rifugio tra conoscenti della zona di Durazzo. La sua morte, avvenuta per una lite nata da un semplice caffè negato, chiude tragicamente una vita segnata da violenza, latitanza e regolamenti di conti mai sopiti.

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