Trieste, arresto per sfruttamento prostituzione di donne cinesi

Carabinieri bloccano rete “indoor”: un arresto e una denuncia

L’operazione condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Trieste via Hermet ha portato, il 28 novembre, all’arresto di un uomo di nazionalità cinese e alla denuncia a piede libero di una connazionale. L’intervento, eseguito con il supporto della Sezione Radiomobile e delle Stazioni di Trieste Scorcola e San Dorligo della Valle, ha dato seguito alle perquisizioni personali e locali disposte dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un’indagine sullo sfruttamento della prostituzione di donne cinesi avviata all’inizio dell’autunno.

L’attività investigativa costituisce la prosecuzione di un percorso già avviato dai Carabinieri per contrastare il fenomeno, che interessa in modo crescente il territorio cittadino. La prima fase dell’inchiesta, conclusa la scorsa estate, aveva riguardato due centri massaggi in via Flavia e via San Francesco. In tali strutture i militari avevano documentato, con riscontri considerati probanti, l’esercizio della prostituzione, determinando il sequestro preventivo dei locali, di telefoni cellulari e di denaro sospettato di costituire il profitto delle attività illecite.

Le successive indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Federico Frezza, hanno consentito di identificare i due indagati e di ricostruire il loro ruolo nella gestione delle donne coinvolte. Secondo quanto emerso, gli stessi prendevano in affitto gli immobili utilizzati come appartamenti destinati agli incontri, controllavano l’attività delle donne sfruttate, pubblicavano annunci su internet per contattare i clienti e curavano le telefonate, gli appuntamenti e la gestione del denaro. Il quadro delineato dagli inquirenti evidenzia una modalità di sfruttamento particolarmente pervasiva, che configurava una gestione quasi totalitaria delle vittime, con un ricambio mensile delle persone impiegate nella prostituzione “indoor”.

Il sistema ricostruito dagli investigatori avrebbe attirato in Italia alcune donne con la promessa di un lavoro stabile. Una volta arrivate, queste venivano condotte in abitazioni adibite a luoghi di incontro e costrette a vivere in condizioni precarie, con libertà personale fortemente limitata. Pur in assenza di episodi di violenza fisica eclatante o tentativi di ribellione, dalle verifiche effettuate è emerso un regime di sfruttamento basato su turni gravosi, impossibilità di uscire e retribuzioni ridotte.

Nel corso del blitz che ha accompagnato l’esecuzione delle perquisizioni negli immobili utilizzati dagli indagati, i Carabinieri hanno proceduto anche al sequestro preventivo di una delle abitazioni adibite a “casa d’appuntamenti”. Durante l’operazione è stata individuata una donna cinese, ritenuta vittima del sistema di sfruttamento. Grazie al supporto degli operatori del progetto “Stella Polare”, inserito nella rete regionale “FVG in rete contro la tratta”, è stata accompagnata in un luogo protetto e informata della possibilità di aderire a un programma di tutela sociale.

L’attività condotta dai Carabinieri rappresenta un nuovo intervento nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, fenomeno sul quale prosegue l’attenzione investigativa per individuare e interrompere ulteriori situazioni di illegalità che coinvolgono donne vulnerabili attratte con false promesse e successivamente private della propria autonomia.

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