A Perugia istituzioni e cittadini uniti nella festa del Patrono tra rito e identità
La festa di San Costanzo, patrono di Perugia, ha riportato anche quest’anno la città al cuore delle sue radici, intrecciando rito, memoria e vita quotidiana. Alla solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, presieduta dall’arcivescovo Ivan Maffeis, ha preso parte la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha richiamato il valore semplice e profondo di questa ricorrenza: “un gesto di cura che passa di mano in mano”.
Una festa che unisce città e comunità
La giornata del 29 gennaio ha visto alternarsi momenti religiosi e tradizioni popolari: le Messe nella basilica di San Costanzo, la Fiera Grande lungo Borgo XX Giugno e il consueto omaggio al torcolo, dolce simbolo della festa. Un intreccio che, come sottolineato dalla presidente Proietti, restituisce alla città la capacità di riconoscersi “negli occhi delle persone”, ritrovando un senso di appartenenza che supera le differenze e si traduce in responsabilità condivisa.
Proietti ha ricordato come il compito delle istituzioni sia trasformare la speranza delle comunità in servizi e scelte concrete, capaci di incidere sulla vita quotidiana. Un impegno che si lega al richiamo dell’arcivescovo a custodire la storia cittadina “come amici”, non come proprietari.
L’omelia dell’arcivescovo Maffeis: amicizia, cura e responsabilità
Nel cuore della celebrazione, mons. Maffeis ha indicato nella parola “amicizia” il centro della festa, richiamando il passo evangelico “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Un invito a vivere la memoria del patrono come eredità che domanda coerenza: un patrimonio spirituale e civile fatto di coraggio, accoglienza, perseveranza e carità.
L’arcivescovo ha ricordato che la devozione a San Costanzo non è un rito formale, ma un legame che attraversa i secoli e chiede di tradursi in prossimità verso i più fragili. Nel tempo del Giubileo, ha aggiunto, la speranza è autentica solo quando diventa attenzione concreta alla persona e alle famiglie, senza cedere a paure o chiusure.
Il torcolo e le tradizioni popolari: un racconto che continua
La festa conserva anche un forte valore identitario attraverso i suoi simboli. Il torcolo, con la sua forma a ciambella e gli ingredienti semplici, affonda le radici nella storia cittadina: già nel Cinquecento alcune congregazioni lo distribuivano ai poveri, mentre la tradizione popolare lo consegnava alle ragazze nubili come augurio.
Sono storie che, come ha ricordato Proietti, parlano di legami e di comunità: “ci chiedono di fare in modo che nessuno si senta invisibile, soprattutto chi vive un momento di fragilità”. La presidente ha sottolineato come la politica trovi il suo senso più autentico nella quotidianità: quando una famiglia riceve risposte, quando un anziano non resta solo, quando un giovane percepisce che la città ha spazio anche per lui.
Una ricorrenza che rinnova identità e responsabilità
La festa di San Costanzo continua così a rappresentare un momento in cui Perugia si guarda allo specchio, riconoscendo nella tradizione un patrimonio vivo che unisce generazioni, istituzioni e comunità. Un giorno che ricorda come la cura reciproca, la memoria condivisa e la capacità di fermarsi insieme siano ancora oggi il cuore pulsante dell’identità cittadina.

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