Solomeo, il borgo dello spirito, intervista video a Brunello Cucinelli



da Brunello Cucinelli
Solomeo, il borgo dello spirito, intervista video a Brunello Cucinelli. Il sogno della mia vita è sempre stato quello di lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano. Immaginavo un’impresa che producesse senza recare danni al Creato, e volevo conseguire il giusto profitto con etica, dignità e morale. Anche per questo mi piaceva che le persone lavorassero in un luogo più amabile, avessero un salario leggermente migliore, e che si sentissero corresponsabili e stimate.

Voi, principalmente, amabili giornalisti, alcuni dei quali venite da molto lontano, e che con mio grande piacere avete voluto onorarmi stasera della vostra presenza, siete persone che conoscono l’importanza del valore umano, con il quale vi confrontate ogni giorno. E allora vi aspettate da me, oltre a parole di imprenditore, anche pensieri e sentimenti riguardanti la dignità umana, come possa essere rispettata, e valorizzata, nel lavoro, nei luoghi della vita.

I grandi maestri del passato ci hanno educato a sentirci custodi del Creato, e noi, oggi, avvertiamo la responsabilità per le bellezze del mondo. Ho sempre creduto in una forma di capitalismo umanistico contemporaneo: lavorare e vivere in un borgo e nella sua periferia è un modo garbato di esprimere questa aspirazione. Diceva Eraclito che “l’uomo dimora con il divino”, e il mio sogno è stato questo, nato dall’amore per il Borgo dove la spiritualità è talmente forte che ho scelto di dare l’appellativo a Solomeo “Borgo dello Spirito”.

Avete visitato il borgo, e avete ammirato il paesaggio e i monumenti della valle, con la fabbrica e le case di abitazione, che sono la periferia di Solomeo. Le periferie, lo sapete, oggi sono il problema del mondo, ma proprio per questo potrebbero diventare i luoghi amabili, proprio quelli da dove, ne sono convinto, ripartirà quel futuro di straordinaria rinascita civile, umana, spirituale che già vediamo splendere all’orizzonte. A Solomeo ci sembra di aver raggiunto l’obiettivo, è il mio sogno realizzato perché ora la periferia è un luogo bello, dove dopo uno spopolamento di qualche anno fa si è tornati a vivere e si lavora bene in armonia con la natura: Solomeo ha rinnovato la sua antica tradizione produttiva, ieri olio, grano e vino, e ancora oggi di nuovo gli stessi prodotti, più il cashmere. Quanto abbiamo fatto qui nel nostro borgo mi pare bello, ma al tempo stesso sono convintissimo che non ha nulla che non possa essere sperimentato in situazioni simili in altre parti d’Italia, d’Europa, del mondo.

A Solomeo abbiamo restaurato, tra centro e periferia, quella relazione vitale che in tanti luoghi non c’è più. È bastato essere attenti restauratori di ogni più piccolo dettaglio, ma questo è stato fatto con costanza e affetto nella memoria dei nostri padri. Siamo stati più restauratori che edificatori, la nostra unica costruzione nuova è stata un monumento alla cultura laica, il Teatro. In tutto questo non saranno mai abbastanza le parole per significare quanto è stato importante l’insegnamento di san Benedetto da Norcia, che ha trasmesso a tutta Europa il senso della rinascita civile e spirituale, e oggi tra Solomeo e i suoi sobborghi c’è lo stesso vitale rapporto che esisteva tra i monasteri benedettini e la campagna che li circondava. Un tempo qualcuno mi disse che il tentativo di lavorare in un borgo non poteva essere compatibile con la rapida vita, ma l’impresa, invece, andò avanti costantemente con uno sviluppo garbato, e oggi sono certo che proprio internet offrirà al mondo la chiave che permetterà di risolvere il problema dello spopolamento dei centri antichi, perché si potrà lavorare in questi posti bellissimi senza bisogno o almeno riducendo al massimo gli spostamenti.

Qui lo abbiamo fatto, e abbiamo rimesso in sintonia con i ritmi naturali che fanno bella la vita e rendono piacevole il lavoro, attenuando almeno in parte quel mal d’anima che ci accompagna per tutta la vita, oggi appesantito da quel che io definisco “rumore informatico”. Forse, penso che per il futuro il vero lusso sarà condurre una vita segreta al nostro compagno di vita che è lo smartphone. Mi fa piacere quando qualcuno mi dice che Solomeo può diventare un modello. Io credo che sia possibile; credo che Solomeo possa servire da riferimento anche quando si tratta non di borghi ma di città, e anche per le periferie residenziali, e questo è uno dei problemi più grandi dei nostri tempi.

A volte sento dire che il futuro delle antiche città è quello turistico, e quello delle periferie la perdita di identità, ma io immagino città antiche nuovamente popolate da cittadini che vi lavorano e vi risiedono, e periferie amabili che partono dai loro sobborghi e vanno verso la campagna proprio come nei dipinti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, nella splendida Siena del XIV secolo. I valori eterni di bellezza, di umanità e di verità sono ideale e guida di ogni nostra azione. Li abbiamo simboleggiati con cinque monumenti, disposti armoniosamente dal monte alla valle.

Ognuno di essi ci sembra al tempo stesso bello, vero: il Bosco della Spiritualità, la Chiesa, il Teatro, la Cantina e il Monumento. Per questo mi è piaciuta l’idea di raccontare in un libro l’amabile storia di Solomeo. Il libro vuol essere una memoria pubblica del momento forse più bello della vita di un uomo, quando, per l’età, può guardare al passato con indulgenza e al futuro con speranza, e apprezzare così quietamente le cose vere e semplici dell’umanità e della vita di ogni giorno.

È il momento in cui si comprende che profitto e dono debbono andare sempre insieme, che la pazienza deve sempre prevalere sull’ira, che la previdenza è saggezza, che la vecchiezza è acquisto e non perdita, perché ci avvicina al cielo. In altre parole è testimonianza di sentimenti più che racconto di fatti. Forse fu questo il momento in cui Marco Aurelio scrisse i suoi meravigliosi “pensieri”. È stato scritto quando le opere di Solomeo volgevano al termine, ma nel cuore è nato insieme ad esse, giorno dopo giorno, dai dialoghi con Massimo svolti sempre a cospetto della natura, in quel teatro del mondo che, come tutti gli altri, è il paesaggio di Solomeo.

È stato un piacere, per la lunghezza di circa cinque anni, lavorare alla scrittura di questo libro, che parte della mia infanzia, e passando per la gioventù arriva fino alla “scoperta” di Solomeo e all’industria. Il titolo del libro parla di “sogno”, di vita, di idea del capitale umanistico; e questi tre temi, leggendo, è come se fossero un tema solo, perché il tono poetico assimila le parti armonizzandole in un significato unico. Infine questo libro, con un po’ di timore, è dedicato ai giovani: può sembrare strano che un’opera di ricordi, di tradizione e di capitalismo non sia rivolta a persone adulte, ma questa è anche una storia di emozioni, e sono convinto che senza la storia il futuro non è in grado di raccogliere e mantenere in vita, per centinaia e centinaia di anni, la rinascita dei valori che vedo crescere di giorno in giorno; e da chi sarà raccolta questa rinascita, se non dai nostri giovani, da quei ragazzi verso i quali fino ad oggi siamo fin troppo debitori?

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