Riforme e nuovi modelli organizzativi per un sistema sanitario sostenibile

Stakeholder e istituzioni a confronto a Terni

TERNI – Esser curati allo stesso modo e con la stessa qualità ed efficienza in tutta Italia, stringere il divario che si sta invece allargando tra le prestazioni sanitarie offerte, con sistemi diversi, dalle Regioni, riportando le regole fondamentali in capo allo stato. Queste alcune delle questioni in essere della Riforma Costituzionale sulla quale il paese è chiamato ad esprimersi il prossimo 4 dicembre. La Riforma infatti vuole dare allo Stato la possibilità di intervenire con vigore in quelle Regioni che hanno chiaramente dimostrato di non saper gestire adeguatamente l’autonomia.

Su questi temi si sono confrontati oggi, nella cornice della Camera di Commercio di Terni, il Sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, Fabio Paparelli Vice Presidente Giunta Regionale dell’Umbria, Maurizio Dal Maso DG dell’Azienda Ospedaliera di Terni, Massimo Rubechi Consigliere giuridico del Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, Luciano Fratini AD Bellco e Stefania Lovissati GM Service Southern Europe di GE Healthcare.

Il tavolo di confronto “Riforme e nuovi modelli organizzativi per un sistema sanitario sostenibile. Scenari locali e nazionali a confronto e opportunità di sviluppo del territorio” è stato introdotto dal Presidente della CCIA di Terni, Giuseppe Flamini.

Il Sindaco Di Girolamo, durante il suo intervento ha sottolineato che “La sanità ternana, e parlo di entrambi i presidi sia quelli territoriali che ospedalieri sono indubbiamente di ottima qualità. C’è ancora purtroppo poca integrazione. La comunicazione, l’assistenza integrata va senz’altro migliorata. Una cartella che sia unica, a disposizione sia dei medici di famiglia che dei medici ospedalieri, e quindi la storia del paziente e anche le linee guida e i protocolli operativi condivisi. Questo porterebbe sicuramente risparmi e miglioramento della qualità dell’assistenza”

Scenari locali ma non solo. A far chiarezza su quali saranno i cambiamenti in materia sanitaria con la Riforma Costituzionale è stato Massimo Rubechi, Consigliere giuridico del Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi “Tre sono gli aspetti più importanti. Prima di tutto, con la riforma del Senato i rappresentanti delle regioni dialogheranno a livello centrale costantemente sul contenuto delle politiche pubbliche, sanità appunto” ha spiegato Rubechi. “Il rapporto centro-periferia è poi razionalizzato e chiarito e lo stato avrà la possibilità di intervenire in maniera più efficace anche sulle competenze regionali per avere un quadro di regole chiaro e comune” e ha concluso Rubechi “terzo punto, a maggior ragione, qualora ci sia necessità di mantenere l’unità giuridica ed economica, o l’interesse nazionale, qualora sia necessario dunque fare delle politiche di riforma sostanziali molto importanti, si potrà attivare addirittura la clausola di supremazia, sentendo le regioni, non caso per caso in una sede opaca, ma dentro il Senato che strutturalmente le rappresenterà”.

Maurizio Dal Maso, Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera di Terni, ha poi ricordato che “è ormai necessario riorganizzare l’offerta dei servizi sanitari sui nuovi bisogni legati alla cronicità, efficientare le organizzazioni rivedendo il flusso dei pazienti al loro interno e fare quello che da almeno venti anni avremmo dovuto applicare per fare ‘appropriatezza, sostenibilità, sistema e innovazione’ e cioè: ridurre la variabilità clinica e organizzativa, incrementare la produttività, azzerare i costi della non-qualità, che non è altro che il fare bene cose inutili, e fare davvero e fino in fondo innovazione di prodotto e di servizio”.

 Nella stessa direzione l’intervento di Luciano Frattini AD di Bellco, parte del Gruppo Medtronic “Le aziende investono in ricerca e sviluppo diversi milioni di euro l’anno e sono costrette ad una corsa ad ostacoli per introdurre all’interno del Sistema Sanitario Nazionale nuove tecnologie”. “Una corsa che espone le aziende a 21 diversi ostacoli, Stato e Regioni, con barriere di accesso e criteri sempre diversi” spiega Frattini e continua “Una cavalcata infinita che ha un doppio risvolto negativo, da una parte mina la solidità di un’azienda che dopo aver investito in ricerca non riesce a introdurre le proprie tecnologie che hanno l’obiettivo di migliorare in ordine di risultati e tempi l’esperienza del paziente, dall’altra non permette l’universalità del SSN creando disparità di trattamento”. E conclude Frattini “È oramai improcrastinabile l’adozione di regole comuni, che pur assicurando l’autonomia regionale, possano garantire equità’ e dove serve maggior rigore”.

 Anche Stefania Lovisatti, General Manager Services Southern Europe-GE Healthcare, è intervenuta in termini di efficienza “Un sistema sanitario sostenibile è possibile, anche in condizioni economiche difficili e con risorse scarse. Anzi, è doveroso, nell’interesse dei cittadini e per assicurare la qualità e universalità del servizio sanitario italiano, che resta uno dei migliori al mondo. Ma serve il coraggio di sperimentare nuove forme di approvvigionamento e nuovi modelli organizzativi e di collaborazione tra enti regionali della sanità e aziende fornitrici, per creare rapporti a medio-lungo termine che favoriscano davvero l’innovazione, di cui ha tanto bisogno il nostro sistema sanitario, e che non appesantiscano le pubbliche amministrazioni. L’innovazione non è un costo, è anzi una straordinaria opportunità per ridurre i costi, aumentare l’efficienza, fornire un miglior servizio ai cittadini, ma deve essere un’innovazione di qualità e rispondente ai reali bisogni di salute della popolazione: per questo è fondamentale il ruolo di aziende che vivano davvero di innovazione e ricerca e sviluppo, e che abbiano una visione a 360 gradi del mercato e dell’approccio alla sanità”.

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