Riduzione in schiavitù, arrestata coppia per tratta esseri umani e prostituzione



Riduzione in schiavitù, arrestata coppia per tratta esseri umani e prostituzione

Associazione per delinquere, tratta di esseri umani, nonché la riduzione in schiavitù delle persone, sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tutto condito dalla particolare gravità della soggezione delle vittime mediante l’utilizzo dei rituali voodoo, ai danni di giovani donne loro connazionali. Sono i reati contestati a tre persone, di cui due sono coniugi nigeriani: lui 45enne e lei 40enne già conosciuti alle forze di Polizia.

La Polizia di Stato di Perugia ha eseguito la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti della coppia, mentre una terza persona si trova in stato di libertà.

Entrambi regolari sul territorio nazionale da tempo residenti a Perugia e che dimoravano in un appartamento della zona di Fontivegge. La donna era già conosciuta dalla questura perché gestiva un African Shop nella frazione perugina. La coppia ha un bambino di un anno e mezzo e attualmente si trova in carcere con la mamma (la madame). Fino a tre anni può rimanere in carcere con la madre.

L’attività di indagine: Il 24 aprile sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare in carcere. L’attività di indagine è partita a febbraio 2017 ed è stata condotta dalla sezione reati contro la persona della squadra mobile di Perugia.

La tratta delle giovani donne: Questi due soggetti erano il vertice di un’organizzazione per delinquere di dimensioni transnazionali che realizzava la tratta di giovani donne nigeriane. I due avevano i cosiddetti reclutatori in Nigeria che provvedevano a selezionare le giovani ragazze, donne che vivevano in condizioni di assoluta povertà e che venivano offerte al sodalizio direttamente dai loro genitori.

Il viaggio dalla Nigeria in Libia: Venivano condotte fino alla Libia e poi trattenute per mesi nei cosiddetti ghetti della regione Libica. Erano sottoposte a trattamenti inumani, degradanti, a privazione del cibo, a violenze fisiche e psicologiche. Poi l’attraversamento del mar Mediterraneo nei cosiddetti barconi della speranza fino all’arrivo in italia, in cui l’organizzazione faceva l’ultimo passo. Una volta arrivati in Italia si mettevano i contatto con la “madame”, la donna di 40 anni arrestata.

La prostituzione in strada: Si prostituivano in strada nella zona di Pian di Massiano, nei pressi dello stadio e a condurle era direttamente la madame che istruiva le ragazze appena arrivavano in Italia. Le teneva due o tre giorni segregate in casa, dopodiché gli procurava vestiti, preservativi, creme e le portava sul posto a Pian di Massiano e la mattina successiva le andava a riprenderle. Dovevano dare il 50 per cento di quello che guadagnavano in strada all’organizzazione.

Una ragazza si è ribellata a questa situazione. Grazie al coraggio di questa giovane donna, poco più che 20enne, è partita l’attività di indagine. La ragazza veniva condotta tutte le sere a Pian di Massiano insieme alle altre e si rifiutava di prostituirsi. Non solo osa sfidare la madame e il marito, ma fa di più, rientra in possesso con un sotterfugio del documenti di identità che le era stato sottratto al momento dell’arrivo in Italia e scappa alla stazione di Fontivegge, prende un treno e torna nell’unica città che conosceva dove c’è il Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria), a Altavilla Silentina in provincia di Salerno. Lì riesce a fare la denuncia dicendo tutto, comunicando anche i numeri di telefono della madame che permettono alla polizia di iniziare un’attività di intercettazione

Il ruolo della madame: Le indagini permettono di capire che il ruolo della donna era verticistico rispetto a quello del marito. L’uomo, infatti, si occupava della parte logistica e faceva dei viaggi in Nigeria per entrare in contatto con i reclutatori e selezionare le ragazze che sarebbero state in Libia e in Italia.

Il terzo arrestato: Era un collazionale della coppia, anch’egli dimorante in Italia che aveva una posizione meno centrale nei suoi confronti. Nei suoi confronti non è stata messa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma è stato deferito in stato di libertà. C’erano altre persone, dei fiancheggiatori e dei reclutatori sia in Nigeria, sia in Libia che si occupavano di condurre le ragazze sui barconi della speranza.

Organizzazione composta da più persone: Gli inquirenti stimano che l’organizzazione fosse composta da sette o otto persone, tre di questi in Italia,a Perugia. Tutte sono cadute nelle maglie dell’attività di indagine, due delle quali in carcere dal 24 aprile.

La giovane donna che ha presentato la denuncia non era l’unica: Gli inquirenti sono riusciti ad censire e identificare altre tre donne nigeriane che erano arrivate con le stesse modalità, ma non avevano avuto la forza di ribellarsi. Stesso meccanismo anche con altre ragazze non ancora individuate. In tutto erano una decina di ragazze.

Il sospetto: Gli inquirenti hanno il sospetto che una delle ragazze che avevano reclutato sia morta durante la traversata, non riuscendo ad arrivare in Italia e a fare la vita che gli organizzatori l’avrebbero costretta.

Il fenomeno può dirsi stroncato. La ragazza che ha denunciato adesso vive in Italia e si è rifatta una nuova vita.

Le attività d’indagine si sono svolte sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Perugia, (Procuratore della Repubblica di Perugia dr. Luigi DE FICCHY e Sostituto Procuratore della Repubblica Dr.ssa Manuela COMODI).

Vincenzo Bianconi

Valerio Mancini

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