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L’articolo de Il Dubbio su Raffaele Cantone e sua nomina

Non sono stati sufficienti a Luca Masini, aggiunto a Salerno, ventisette anni di servizio sempre con la toga indosso e sempre trascorsi nelle Procure, cinque per l’esattezza, per essere nominato nuovo procuratore di Perugia. Il Plenum del Csm gli ha preferito ieri Raffaele Cantone, ex capo dell’Anac, attualmente in servizio al Massimario della Cassazione. Dodici i voti per Cantone, otto quelli per Masini. A favore del primo, i cinque togati del cartello progressista Area, Giuseppe Cascini, Mario Suriano, Ciccio Zaccaro, Alessandra Dal Moro, Elisabetta Chinaglia, la sua corrente, e tutti i consiglieri laici. I tre del M5s, Alberto Maria Benedetti, Fulvio Gigliotti, Filippo Donati, i due di Forza Italia, Michele Cerabona e Alessio Lanzi, e i due della Lega,
Stefano Cavanna e Emanuele Basile. Per il secondo, i quattro togati di Autonomia&indipendenza, Piercamillo Davigo, Sebastiano Ardita, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, l’indipendente eletto nelle liste di A&i Nino Di Matteo, i tre di Magistratura indipendente, Paola Braggion, Loredana Miccichè, Antonio D’Amato. Astenuti, come da previsione della vigilia, i tre togati di Unicost, Marco Mancinetti, Cochita Grillo, Michele Ciambellini, e il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone. Il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi non era presente. Il vice presidente David Ermini, come da prassi, non ha votato. Di Cantone è stato particolarmente apprezzato l’incarico di presidente dell’Anac. Un argomento questo che è stato toccato soprattutto dai laici. Di diverso avviso i fautori della nomina di Masini ad iniziare da Davigo che è stato anche il relatore della pratica in Commissione per gli incarichi direttivi. I critici di Cantone hanno richiamato più volte le regole previste dal Testo unico della dirigenza giudiziaria che privilegiano l’attività giurisdizionale. Non bisogna essere “burocratici” gli ha invece subito risposto Cascini, capogruppo di Area. L’ex aggiunto di Roma ha valorizzato sia la carica all’Anac, sia il periodo al Massimario della
Cassazione in cui Cantone dirigeva il settore penale. La presidenza dell’Anac “è vicinissima alla giurisdizione” e nel caso di Cantone ha prodotto “un’elevatissima quantità e qualità dei risultati”. Indubbiamente la nomina di Cantone crea un precedente importante e cambia al momento le aspettative per chi sta svolgendo un incarico fuori ruolo. Come ricordato ieri su questo giornale, all’interno delle proposte di riforma del Csm avanzate dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, per valorizzare l’attività giurisdizionale, c’è anche quella che vieta ai magistrati collocati fuori ruolo di presentare domanda per un posto direttivo se non siano trascorsi “almeno due anni” dal giorno di cessazione dell’incarico. La norma, se fosse in vigore, impedirebbe a Cantone, e a quelli nella sua posizione, di concorrere per un posto di vertice. Anche su questo aspetto è intervenuto Cascini affermando che oggi, non esiste “la norma che impone di attendere due anni prima di una successiva nomina e quindi le norme si applicano per come sono e quando ci sono”. Allo stesso modo
“non esiste la regola che prima di fare il procuratore bisogna svolgere funzioni semidirettive, né tantomeno che prima bisogna essere stato capo di una Procura piccola per passare poi a una grande”. “Ritengo che non sia opportuno che Cantone vada a dirigere proprio quella Procura che è competente su ipotesi di reato commesse dai colleghi che lavorano negli uffici di Roma e che possono investire procedimenti che a vario titolo riguardano i rapporti tra magistrati e politici vicini o appartenenti alla stessa compagine politica decisiva per la nomina all’Anac”. Sono state le parole di Di Matteo. “Non ho nulla contro i fuori ruolo, ma non deve essere una scorciatoia”, ha aggiunto Davigo. Di diverso avviso, invece, il Plenum. Tornando a Cantone, in magistratura dal 1991, stesso anno di Masini, è stato inizialmente pm alla Procura di Napoli. Nel 2007 è passato al Massimario della Cassazione, dove è rientrato nello scorso ottobre dopo i cinque anni trascorsi fuori ruolo, dall’aprile 2014, per l’incarico di presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nominato su indicazione dell’allora premier Matteo Renzi. Sarà lui, dunque, che gestirà dalle prossime settimane l’ufficio chiamato a definire il procedimento penale a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

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