Rassegna stampa di lunedì 3 febbraio 2020 prime di copertina

 
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Reati minorili, in aumento risse e crimini a sfondo sessuale

«Il fenomeno della devianza minorile nel distretto resta assai inconsistente nelle zone agricole della regione, accentrandosi nelle aree urbane e particolarmente – in ordine decrescente – a Perugia, Terni, Foligno, Assisi, Corciano, Spoleto, Città di Castello, Narni, Bastia Umbra, Città della Pieve, Orvieto e Todi – e, in tali luoghi, soprattutto nelle zone dei centri storici degradati, spesso divenuti rifugio e dimora di extracomunitari, prostitute e tossicodipendenti, nonché nei quartieri periferici di più recente urbanizzazione, dovendosi anche tener conto di un numero notevole di immigrati ancora in via di integrazione nel nostro tessuto sociale, o provvisoriamente collocati nei centri accoglienza». Emerge dalla relazione del procuratore del tribunale per i minorenni Giovanni Rossi, pubblicata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

I DATI: I procedimenti penali promossi dalla Procura sono stati 523 (a fronte dei 623 dello scorso periodo), di cui 370 iscritti al registro ‘noti’ (contro i 444 del periodo precedente).

Non vi sono novità rimarchevoli per quanto concerne la tipologia criminosa: spiccano i furti (90 a fronte dei 116 dell’anno precedente); seguono i delitti contro l’incolumità personale (163), ed in particolare le lesioni personali (72), ma non mancano fattispecie di omicidio stradale, tentato omicidio o reati sessuali, in aumento le risse. Sono numerosi i delitti di spaccio di sostanze stupefacenti (46) che continuano a suscitare il maggiore allarme, anche in quanto ulteriormente criminogeni: il consumo di sostanze fa da sfondo, infatti, a molti reati, soprattutto contro la persona e il patrimonio.

Non vi sono variazioni di rilievo per i reati di estorsione e rapina (1 estorsione e 10 rapine VS 2 estorsione e 16 rapine del periodo precedente), mentre aumentano i delitti contro la libertà sessuale (18 a fronte di 7) e le fattispecie sono perlopiù aggravate. In lieve aumento è inoltre il numero dei reati commessi da infraquattordicenni: nel periodo in esame, infatti, il Tribunale per i minorenni ha pronunciato 40 sentenze di non doversi procedere, a fronte delle 35 dello scorso periodo.

Sempre degno della massima attenzione è il dato relativo ai minori stranieri indagati, soprattutto per quanto riguarda gli episodi di spaccio di sostanze stupefacenti e i reati contro la persona, in circa il 45% dei procedimenti penali (aggregati rilevanti: fra i minori extracomunitari spiccano Albanesi e Marocchini; invece, fra gli stranieri comunitari indagati particolarmente attivi i Romeni: 42, nel periodo. È un dato rilevante che 119 indagati siano stranieri nati in Italia. Di rilievo anche il numero di procedimenti a carico di minori il cui luogo di nascita è sconosciuto (13).

La cessione di stupefacenti non è più, ad esempio, mercato esclusivo o, comunque, prevalente, di minori nord africani (tunisini o marocchini), ma anche di albanesi, di romeni, o di minori nati in paesi europei (Ucraini) o extraeuropei (Repubblica Dominicana), e residenti in Italia.

Stesso discorso per i furti, che per anni hanno visto prevalentemente impegnati i minori ROM (con estrema frequenza si rileva l’ impiego di giovani donne incinte), ma che da diverso tempo sono appannaggio di egiziani, marocchini, kosovari, ivoriani, sudamericani, assai di frequente in concorso con minorenni italiani, in una sorta di ‘integrazione antisociale’.

La sensazione è che non si tratti più di reati “di sussistenza”, determinati da bisogni di sopravvivenza, come è stato per lungo tempo (immigrazione “economica”), ma che la devianza abbia come causa principale la necessità per il giovane non italiano di uniformarsi “al gruppo” (sempre più eterogeneo e multietnico nella sua struttura), sì da dover avere gli stessi oggetti-status symbol: apparati tecnologici sempre più sofisticati, costosi, abiti firmati, disponibilità economica per consumo di gruppo di alcol-droga, con conseguenti, quanto inevitabili, poli-abusi.

Pur precisandosi come sia estremamente complesso comprendere la fenomenologia deviante degli immigrati (i dati di cui si dispone non consentono di inquadrarli genericamente come un gruppo sociale “a rischio” di devianza), sembra, tuttavia, che si stia superando quella penalizzazione che per anni ha caratterizzato determinate comunità (nord africane, romene), assumendo la fenomenologia medesima gli stessi caratteri già evidenti, da anni, nel panorama della devianza minorile italiana (di cui, molto probabilmente, oltre ad assimilarsi, ha saputo cogliere le criminali opportunità offerte dagli adulti).

Nel periodo in esame sono stati esauriti 363 procedimenti a carico di noti; 91 le richieste di rinvio a giudizio ordinario, 9 quelle di giudizio immediato. Sempre nel periodo in esame, 32 sono state le richieste di irrilevanza del fatto e 53 le richieste di archiviazione per remissione della querela. La misura cautelare della custodia in carcere è stata richiesta in 4 casi (3 nel periodo precedente), la misura del collocamento in comunità in 10 casi (9 nel periodo precedente) e la misura della permanenza in casa in 4 casi (8 nel periodo precedente). Tutte le richieste di misure cautelari sono state sostanzialmente accolte dal Giudice per le indagini preliminari.

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