Quirinale, lunedì nuove consultazioni, ultima chiamata per i partiti

 
Chiama o scrivi in redazione


04/05/2018 “A distanza di due mesi le posizioni di partenza dei partiti sono rimaste immutate. Non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo. Nei giorni scorsi è tramontata anche la possibilità di una intesa tra il M5s e il Pd. Ultima chiamata per i partiti: Sergio Mattarella li ha convocati per lunedi’ al Quirinale, in un solo giorno, per il terzo e ultimo giro di consultazioni-lampo.

Preoccupato, e forse anche un po’ irritato, per i due mesi di stallo e soprattutto per il fatto che “le posizioni di partenza sono rimaste immutate”, il capo dello Stato ha impresso un’ accelerazione ed ha deciso di fare l’ ultimo pressing per suscitare un sussulto di responsabilita’ nelle forze politiche. E soprattutto per farsi dire di persona, in una sede istituzionale, se ci sono altre possibili soluzioni per dare un governo al Paese, altre “prospettive di maggioranza di governo” che finora non sono state sperimentate.

Finora sono fallite le esplorazioni sui due filoni individuati nelle prime due consultazioni: centrodestra-M5s sondato da Elisabetta Casellati e M5s-Pd sondato da Roberto Fico. Tutto, ora, e’ dunque lecito: il Presidente vuole stanare i partiti e chiedera’ loro di spiegare apertamente anche le loro speranze ‘ inconfessabili’ , di cui ha sentito sussurrare ma che nessuno gli ha mai esplicitato. Nei giorni e nelle settimane scorse si e’ letto di tutto, da un fantomatico governo Giorgetti con il sostegno di parte del Pd, a un ipotetico incarico a Matteo Salvini sostenuto da alcune decine di transfughi: bene, se ci saranno elementi concreti (parte del Pd davvero sosterrebbe il capogruppo leghista?

Chi sono, con nomi e cognomi, i transfughi pronti a dar vita all’ esecutivo Salvini?) il Presidente li registrera’ e si apriranno nuovi scenari. Mattarella non ha atteso la riunione della direzione dem, ha registrato che la possibile intesa M5s-Pd “e’ tramontata nei giorni scorsi”, dopo il no di Di Maio seguito alle parole di Matteo Renzi. Ovviamente se, per assurdo, uno dei due ‘ forni’ esplorati da Casellati e Fico si riaprisse, il Presidente ne terrebbe conto.

Ma se dalle consultazioni non verra’ nessuna novita’ rispetto alle posizioni di oggi, Mattarella trarra’ le sue conclusioni e ovviamente nessuno potra’ avanzare obiezioni. Molto probabilmente, quindi, assumera’ su di se’ le decisioni e cerchera’ di convincere i partiti a sostenere un esecutivo del Presidente che vari la manovra economica. La preoccupazione al Colle su questo ultimo tema e’ fortissima: se si votasse a ottobre si rischierebbe l’ esercizio provvisorio dei conti pubblici e sarebbe quasi impossibile evitare l’ aumento dell’ Iva dal 1 gennaio, con ovvie ricadute depressive sull’ economia del Paese.

Per questo, e anche per non aggiungere ulteriori elementi di possibile tensione, l’ obiettivo primo per il Quirinale sara’ la manovra e non la riforma legge elettorale, che pure e’ considerata opportuna. Il Presidente quindi proporra’ ai partiti di sostenere un governo per pochissimi mesi, il tempo necessario per varare la manovra che sterilizzi l’ Iva, per andare a votare nei primissimi mesi del 2019. Il rischio e’ alto: le forze politiche potrebbero dire di no al Quirinale, con un effetto di immagine negativa della prima istituzione del Paese. Sarebbe comunque quello l’ esecutivo che guiderebbe il Paese al voto. Ma l’ alternativa a un governo di tregua sarebbe quella di accettare il voto a ottobre, ipotesi che il presidente della Repubblica considera la peggiore e per scongiurare la quale ha deciso di mettere tutto il peso della prima istituzione della Repubblica su questo tentativo.

Se il tentativo riuscisse, nonostante i veti e le condizioni che stanno gia’ cominciando ad arrivare in queste ore, se il governo ottenesse la fiducia, potrebbe fare la manovra, magari una mini riforma del Rosatellum e da quel momento si potrebbe andare a votare gia’ nei primissimi mesi del 2019. Tra i nomi dei possibili premier di un governo del Presidente si e’ letto di tutto, anche qualcuno assai originale; una delle opzioni e’ utilizzare la carta Casellati (o Fico), che avrebbero il pregio di garantire i voti delle rispettive parti politiche. Ma questi sono scenari sui quali si sta ancora riflettendo, in attesa delle consultazioni di lunedi’ .

Se tale governo fosse bocciato dal Parlamento, si andrebbe a votare a ottobre, con rischi sui conti pubblici e sulla stabilita’ dei mercati, come ha ricordato oggi la Commissione europea nelle previsioni di primavera. L’ ipotesi viene considerata come il worst case al Quirinale, i partiti hanno ancora 72 ore per riflettere, poi, da lunedi’ sera ogni momento sara’ buono per Mattarella per suonare la campanella che mettera’ fine allo stallo.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*