Capanne, Sappe, Capece: «Polizia Penitenziaria non è carne da macello»



Capanne, Sappe, Capece: «Polizia Penitenziaria non è carne da macello»

di Morena Zingales e Marcello Migliosi
«Dobbiamo dare una risposta immediata sul potenziamento dell’organico, fare un inversione di tendenza a livello nazionale per quanto riguarda la cosiddetta applicazione della vigilanza dinamica. E’ quanto dice il Segretario Generale del Sappe, Donato Capece che criticando il governo dice «un conto è la sicurezza dinamica e un conto è la vigilanza dinamica.

«Non ci vuole più tecnologia e meno poliziotti – fa notare Capece -. Sicurezza dinamica in Europa significa poliziotto con la tecnologia a disposizione per garantire sicurezza».

Negli istituti penitenziari ci sono pochi poliziotti, una grave carenza a livello nazionale di circa quattromilacinquecento unità di polizia penitenziaria.

«Arranchiamo, non ce la facciamo più a fare servizio. Abbiamo personale che fa 8/9 ore di servizio per turno e sono turni massacranti e poi l’alto numero di detenuti stranieri».

A Perugia Capanne su 349 detenuti presenti 270 sono stranieri: «Perché tutto questo alto concentramento i detenuti stranieri?» – si domanda Capece? E poi ancora: «Potevano essere distribuiti in altri istituti del distretto».

Altro problema sono i detenuti psichiatrici: «Stiamo monitorando attentamente che non riusciamo a contenere per ragioni della patologia di cui soffrono. Aumentare le Rems, cercare per quanto è possibile, fare delle sezioni ad hoc dove collocare questi psichiatrici, ma soprattutto aumentare il personale, specializzato sanitario».

Il governo deve attenzionare il problema carcere e investire: «Servono risorse, tecnologia e uomini per garantire sicurezza ai cittadini».

In merito alle dichiarazioni della direttrice Angela Venezia ha detto: «Certi istituti non possono essere considerati discariche sociali. Perugia è una di quelle. Quel funzionario se stava zitto forse faceva più bella figura, perché ha fatto un intervento fuori posto e fuori luogo. La polizia penitenziaria non è carne da macello. L’evento critico se c’è noi lo sappiamo contenere. Devo dire grazie, no una volta, ma dieci volte ai colleghi di Perugia che hanno egregiamente affrontato un problema grave. Un sequestro con rischio di vita di incolumità di questo poliziotto che preso in ostaggio ha lanciato le chiavi per evitare che altri detenuti potessero prendere le chiavi e aprire le celle ad altri detenuti. Questo è un segno di grande coraggio, abnegazione e di attaccamento all’uniforme. Grazie al personale di polizia penitenziaria che ha fatto 24 ore di servizio pur di garantire l’immediato sfollamento e l’allontanamento di questi 19 riottosi che pensavano, come al solito, di essere impuniti o impunibili».

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