Braglia espulso, biancorossi in piena crisi tecnica
Di Gianluca Drusian
Nonostante il cambio di allenatore con Piero Braglia seduto sulla panchina biancorossa soltanto per una quarantina di minuti (prima che venisse espulso dal direttore di gara per insulti al medesimo, anche questo è sembrato un po’ dell’incredibile), il Perugia “dei primi cinque posti” in classifica perde in casa contro la Sambenedettese.
Il risultato finale, due ad uno in favore degli ospiti, è frutto di una serie di errori difensivi e di squadra che posizionano il Perugia al terz’ultimo posto in graduatoria in piena zona a rischio e, con tre sconfitte consecutive, pone i biancorossi in uno stato di assoluta crisi di identità. Il Perugia non ha gioco, non ce lo ha da qualche anno ormai, non ha giocatori adatti per la maglia che devono indossare (eppure qualcuno vive ormai a Perugia da anni guadagnando stipendi che nessun operaio o semplice impiegato amministrativo guadagnerà mai nella sua vita), non ha carattere da poter utilizzare tanto nei momenti bui che in quelli più felici (pochissimi e foschi in prospettiva) ma non ha neanche una società alle spalle.
Non ce l’ha non da un punto di vista economico (stando alle dichiarazioni dei vertici che è impossibile poter mettere in discussione) ma, soprattutto, per mancanza di conoscenza delle cose di calcio italiano con il solo direttore sportivo Meluso al quale è stato affidato il compito di quella organizzazione tecnica che, comunque, non è stata all’altezza, checchè se ne dica.
La squadra che da più parti in società è stata (anche da pochissimi giorni) dipinta come di livello ed in grado di poter entrare tra le prime cinque del torneo, non può che lottare che per evitare la retrocessione. Vederla stare in campo, vedere giocare i “grifoni”(con la G minuscola) è diventata sofferenza anche per coloro che ne sono comunque innamorati pazzi.
Nessuna giocata importante (se non qualcosa messo in campo da Giunti autore del goal del pareggio momentaneo), nessun gesto tecnico ma soltanto falli a ripetizione, entrate fuori posto, giocate semplici sbagliate, nessuna azione pericolosa proveniente dalle fasce e nessuna giocata in verticale per mancanza di tecnica collettiva. In pratica, per una squadra professionistica di serie C con gente che riesce comunque a guadagnare un lautissimo stipendio, la soluzione migliore sarebbe quella di cambiare diametralmente tutto oppure far chiudere tutto, baracca e burattini compreso lo stadio per quei lavori che dovrebbero finalmente partire. Anche il pubblico perugino, vista la scarsa presenza di tifosi al Curi, si è ormai allontanato da tutto e tutti e continuare su questa strada è disarmante.
Però è arrivato Piero Braglia, un tecnico di fiducia al quale sono state riposte tutte le migliori ed ultime speranze augurando che lo stesso Braglia riesca a rimanere il più possibile sulla panca (ed anche senza farsi espellere).
Quanto alla cronaca, il neo tecnico biancorosso aveva proposto inizialmente una formazione con più giocatori offensivi e con un modulo totalmente nuovo (4-2-3-1) che ha dato solo in parte i frutti sperati ma con Matos ancora in campo e Bacchin insieme a Kanoutè alle spalle del centravanti Ogunseye. E’ vero che la prima frazione di gioco è terminata in parità senza reti ma, all’inizio gara la Sambenedettese aveva espresso una maggiore pressione creando qualche pericolo alla difesa esperta (Dell’Orco ed Angella) mentre in un secondo momento dello stesso tempo era stato il Perugia a creare un paio di situazioni pericolose (il più importante un colpo di testa di Ogunseye che poteva avere miglior successo e precisione).
Ad inizio ripresa, dopo un periodo ancora di livellamento tra le squadre, era un calcio di rigore decretato a seguito di richiesta di Var che apriva in favore ospite il risultato grazie alla rete di Sbaffo al 70’. Il giovane Giunti, al minuto 77, riusciva a riportare il Grifo in parità ma, quando anche il pareggio sembrava poter essere risultato accettabile per entrambe le squadre, la rete di Candellori al 84’metteva la parola fine alla contesa. Da lì in poi, nessun cambio tanto tattico che di giocatori sono serviti per ridare una spinta ed una speranza a
tutto l’ambiente biancorosso che, dalla sera di martedì, si ritrova a vivere ancora una volta una situazione di criticità davvero preoccupante.
PROMOSSI: Giunti- Megelaitis
BOCCIATI: Bacchin (impalpabile)- Matos.

Commenta per primo