Stop al Nodino, soluzioni efficaci per il traffico a Perugia
Perugia, 10 settembre 2025 – In un clima di forte partecipazione civica e attesa istituzionale, il rifiuto del progetto “Nodo‑Nodino” da parte di Europa Verde e Sinistra Italiana Perugia si fa sentire con nettezza. Le due forze politiche si schierano decisamente a favore di un’alternativa studiata con cura dall’amministrazione: uno studio integrato sulla mobilità dell’area di Ponte San Giovanni, come si legge dalla comunicazione di Antonietta Alonge – Sinistra Italiana Perugia.
Ieri, nella sede della Provincia, è emersa la loro opposizione in un confronto chiaro e articolato.
Il Nodo‑Nodino, oramai definito datato, non affronta in modo efficace le criticità del traffico in entrata e in uscita da Perugia, un binomio ambientale ed economico sfavorevole lo caratterizza, con benefici ridotti e costi sproporzionati.
Stando ai dati ufficiali di ANAS, i vantaggi promessi continuano a ridursi con il passare del tempo: dal -25 % stimato nel giugno 2021, la riduzione del traffico si attesta oggi al 20 %, in media giornaliera, tuttavia, resta opaca l’entità dell’impatto nelle ore di punta, ossia nei momenti in cui il congestionamento è più acuto.
La domanda che ci si pone – «è credibile destinare 500 milioni di euro al solo “Nodino” – i cui fondi non sono al momento disponibili – e giungere fino a 2 miliardi per l’intero Nodo, basandosi su proiezioni incomplete e potenzialmente fuorvianti?»
Lamberto Nibbi, capo del dipartimento Umbria di ANAS, lo ha ammesso di fronte alla Terza commissione consiliare il 7 settembre 2023, sottolineando: “È evidente che il Nodino non può alleviare il traffico del Raccordo. Per questo bisognerebbe concludere tutto il Nodo…”. Un’ammissione che suona come una sconfessione del progetto stesso.
Di certo emerge, invece, l’impatto ambientale: si parla di 92 ettari consumati dal suolo per il solo Nodo‑Nodino, un flusso enorme di camion per lo smaltimento del materiale di scavo sulle arterie urbane, massicce dosi di cemento e acciaio dall’elevato peso ambientale, oltre al danno per l’area protetta del bosco di Collestrada, le cui superfici compromesse restano non quantificate. Di fronte a questi dati, si afferma una visione diversa: i trasporti rappresentano il 27 % delle emissioni in Italia, per il 92 % prodotte da pneumatici. Le strategie europee puntano a ridurre drasticamente l’uso dell’auto privata entro il 2050, non certo a costruire strade che incentivino ancora il traffico su gomma.
Per questo, il via libera all’iniziativa dell’amministrazione comunale per uno studio completo sulla mobilità di Ponte San Giovanni è accolto con favore. L’obiettivo è esaminare flussi attuali e futuri, interazioni con infrastrutture esistenti e in costruzione, e valutare gli effetti cumulativi di cantieri in corso come il raddoppio delle rampe di Ponte San Giovanni, gli interventi PINQuA, il risanamento del raccordo Perugia‑Bettolle, la riqualificazione della stazione Piscille. Inoltre, analizzare come tutto questo incida su mobilità, ambiente, territorio e salute dei cittadini è considerato cruciale.
L’approccio auspicato, punta a superare una visione secolare di mobilità: abbandonare l’assidua dipendenza dal mezzo privato, ripensare la città con robusto potenziamento dei mezzi pubblici ad alta capacità e frequenza, incentivare mobilità dolce con connessioni pedonali e ciclabili, zone a traffico limitato, condivisione di veicoli (sharing), e dare nuova centralità alle stazioni ferroviarie lungo la direttrice est‑ovest. Una risposta moderna e umana, che parta dai dati reali, non da ideologie o interessi di parte.
Questo non significa ignorare un problema che certamente esiste, al contrario significa affrontarlo con serietà, rigore, visione e immaginazione, partendo dai dati reali per ideare soluzioni innovative che diano una risposta concreta, strutturale e realmente risolutiva che i cittadini di Perugia meritano. Non possiamo investire 500 milioni di euro in un’opera che rischia di avvantaggiare prevalentemente imprese di costruzione, fornitori di materiali e subappalti, mentre la collettività sosterrà costi elevati senza ritorni proporzionati.
In attesa dei risultati dello studio trasportistico, viene rivendicata la lucidità di non restare bloccati sul nodo preconfezionato, l’invito è pensare al futuro, ottimizzare le risorse della collettività per investimenti capaci di rispondere a bisogni reali con sostenibilità e lungimiranza. Perugia, si sottolinea, merita soluzioni all’altezza del XXI secolo, non progetti superati che ormai persino i loro stessi proponenti considerano inefficaci.

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