Pakistana costretta ad abortire liberata con blitz polizia

05/18/2018

Pakistana costretta ad abortire liberata con blitz polizia E’ finito l’ incubo per la 19enne Farah, che adesso non vede l’ ora di ‘ ritornare in Italia’ . E’ stata liberata, infatti, nei pressi di Islamabad la giovane pakistana residente a Verona, che i familiari avevano portato con l’ inganno in patria, facendola abortire contro la sua volontà. Rimasta “legata per otto ore” prima di subire quell’ intervento, aveva scritto la giovane nell’ ultimo sms ad una compagna di scuola. Ma dopo il clamore suscitato dal suo caso, e la discesa in campo della Farnesina, che aveva chiesto all’ ambasciata italiana di avviare tutte le verifiche sul campo, Farah è stata portata via oggi dal luogo dove i familiari la tenevano segregata, e trasferita al sicuro, protetta da funzionari della nostra diplomazia. La ragazza è in buone condizioni di salute, hanno precisato fonti della polizia italiana, senza rivelare dove si trovi adesso. Sulla dinamica della liberazione, si sa al momento che è stato un intervento compiuto dalla polizia pakistana. “Farah è stata rintracciata in Pakistan ed è al sicuro. La Farnesina con l’ Ambasciata a Islamabad segue il caso da vicino e si adopera per facilitare il ritorno in Italia, a Verona” ha twittato nel pomeriggio il ministro degli Esteri Angelino Alfano, precisando che la positiva conclusione della vicenda è stata possibile “grazie all’ intervento tempestivo delle Autorità del Pakistan, a seguito della segnalazione pervenuta dall’ Italia”.

E, a quanto si è appreso, Farah ha espresso il suo desiderio di ‘ ritornare’ in Italia, di tornare a casa. La notizia della liberazione della giovane ha raggiunto le sue compagne di scuole mentre queste erano in gita, a Brescia, e per loro è stata un’ esplosione di gioia, con abbracci, e grida di felicità. “E’ una bella notizia, speriamo possa rientrare al più presto in Italia, soprattutto per riprendere il percorso che aveva iniziato con noi”, ha commentato da Verona l’ assessore ai servizi sociali, Stefano Bertacco, ricordando la partecipazione della giovane al programma del ‘ Progetto Petra’ , una struttura protetta contro le violenze di genere.

Lei ricercava la libertà, non solo quella fisica – ha aggiunto -, ma anche psicologica, dai tanti condizionamenti. Per noi nulla è cambiato, siamo pronti a ricominciare da dove aveva terminato”. La famiglia di Farah vive a Verona dal 2008; il padre, proprietario di un negozio in città, era stato denunciato per maltrattamenti, e nel settembre scorso la studentessa si era rivolta ai servizi sociali del Comune, che per qualche tempo l’ aveva ospitata in una struttura del ‘ Progetto Petra’ Poi a gennaio c’ era stata la svolta, con la ragazza che aveva abbandonato la casa protetta, dicendo di essersi riconciliata con i genitori. Ma non era così, perchè poco dopo, con l’ inganno i genitori l’ avevano portata con loro in Pakistan, vicino a Lahore, dove era stata poi costretta all’ aborto. Da qui l’ allarme lanciato dalla giovane tramite whattsapp alle compagne di scuola, e al fidanzato, un giovane pakistano adottato da una famiglia veronese. Infine ieri sera la discesa in campo della Farnesina, che aveva chiesto verifiche immediate sul posto all’ ambasciata italiana. Prima della positiva conclusione di oggi, c’ era stato anche lo strazio di un ultimo messaggio audio inviato via Whatsapp ad una compagna di classe, nel quale Farah aveva raccontato di essersi fidata dei genitori tornando in patria, e di essere stata tenuta legata per otto ore prima di abortire.

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