Nuovo Piano Sociale Regionale, Barberini, centralità della persona

Interventi in continuità con ciò che è stato fatto negli anni passati

LUCA BARBERINI (assessore Salute e welfare): “CENTRALITÀ DELLA PERSONA, MAGGIORE EQUITÀ NEI SERVIZI E PROTAGONISMO DELLE ZONE SOCIALI E DEI CITTADINI, NON PIÙ SOLO DESTINATARI DEGLI INTERVENTI – Svolte numerose iniziative sul territorio, almeno due per ogni zona sociale, per far capire le modalità di intervento. Il Piano è analisi territoriale, conferisce enfasi alle zone sociali per cogliere la meglio i bisogni di ciascun territorio. Traccia linee di indirizzo, mette a disposizione strumenti e opportunità che debbono essere tradotte nei singoli Piani di zona. Lo scenario è profondamente cambiato: siamo più poveri, vedi i dati del Pil, siamo un Paese che invecchia sempre più, gli ultra 65enni sono più di un quarto della popolazione, e siamo una comunità più sola, la fragilità del welfare familiare c’è, ma riscontriamo che viene meno soprattutto in quelle zone dove i nostri giovani sono costretti a spostarsi e la famiglia subisce questa disgregazione. Questi sono i tre punti che ci hanno indicato la strada da seguire. Piano sociale ha tre macro-finalità: centralità della persona e delle sue necessità, maggiore equità per non lasciare indietro chi è in difficoltà e maggiore attenzione ai bisogni, poi responsabilizzazione dei cittadini che non siano solo destinatari degli interventi ma vanno coinvolti nel percorso di assistenza e vicinanza.

Il welfare di comunità ridà protagonismo alle zone sociali della regione. I bisogni si leggono meglio se si è più vicini alle situazioni di bisogno. Siamo vicini alle zone terremotate, abbiamo confermato la zona sociale della Valnerina, che ha pochi abitanti, per garantire una struttura in grado di leggere i bisogni della popolazione colpita dal sisma. Valorizzare il welfare attivo, empatizzare il ruolo della responsabilità e coinvolgimento dei soggetti beneficiari. Per la prima volta abbiamo le risorse del Fondo sociale europeo, alcune risorse sono quindi state sottratte ad altri settori perché siano occasione di sviluppo per la comunità regionale. Efficentamento del sistema attraverso prestazioni di qualità e misurazione continua delle prestazioni realizzate. Obiettivi decisivi, atto che farà fare uno scatto in avanti. Abbiamo avviato subito il Piano sociale perché se posto insieme al Piano sanitario quello sociale avrebbe rischiato di diventare il ‘figlio minore’. Obiettivo caratterizzante: innovazione sociale con governance territoriale. Due altri elementi importanti: il Siso (Sistema informativo regionale integrato), perché nel sociale in tanti intervenivano e lo stesso disagio veniva sostenuto da più soggetti mentre la medesima situazione altrove non veniva considerata. Adesso si potranno vedere gli interventi nei territori. Siamo una delle prime regioni che si dota del Siso, che da gennaio è entrato a regime.

Interventi in continuità con ciò che è stato fatto negli anni passati: il piano sociale tiene con sé quello che negli anni è stato realizzato, mantenendo reti e protezioni che non abbiamo abbandonato ma ora con nuove forme di protagonismo e valorizzazione delle zone sociali, che c’erano anche prima ma non hanno funzionato. Premiate quelle che approveranno in tempi rapidi i rispettivi piani di zona per mettere in campo gli strumenti adeguati ai loro territori. Centralità della persona e attenzione alle nuove povertà. L’assegno di sollievo non ci spaventa, lo abbiamo inserito nei piani di assistenza personalizzati, è una delle opzioni che verranno garantite ma non pensiamo di realizzare il sociale solo dando i soldi, non smontiamo le tante opportunità che ci sono. Dal 2016 abbiamo il Sia che viene incontro alle famiglie che hanno maggiore criticità, non solo agli extracomunitari. Ci siamo comunque resi conto che il meccanismo era penalizzante per alcuni; oggi, con le modifiche che apportiamo, la platea dei beneficiari aumenta con riduzione della percentuale destinata agli stranieri. Famiglie con Isee superiore a 3mila euro ma inferiore a 6mila sono state incluse, mentre prima non vi rientravano.

Per il terremoto abbiamo un modello di risposta a quel tipo di bisogno. A proposito di risorse per la famiglia e per la natalità: già indirizzato alle zone sociali il 40 per cento per la residenzialità, il 40 per cento alle donne fra 18 e 40 anni e il resto in base al numero dei nati nel corso dell’anno precedente. Un piano fortemente innovativo, che dà risposte ai bisogni della nostra comunità e dovrà essere realizzato con grande partecipazione dei territori e delle associazioni, perché siamo convinti che con il loro contributo la risposta sarà migliore. Questo per andare oltre la continua riduzione di risorse per il sociale da parte del governo”. SCHEDA PIANO SOCIALE REGIONALE Si integra con il Piano sanitario regionale, in particolare per le prestazioni socio sanitarie, e stabilisce le modalità e gli strumenti per l’integrazione con le altre politiche del welfare e con le altre politiche e piani regionali di settore.

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