Ndrangheta in Umbria, indagini partite dall’allora questore Messina e dirigente Chiacchiera



Ndrangheta in Umbria, indagini partite dall’allora questore Messina e dirigente Chiacchiera

Le cosche della ‘Ndrangheta hanno messo le mani sull’Umbria, infiltrando “in modo significativo” il sistema economico della regione. “Emerge uno spaccato dell’Umbria allarmante, con la capacità della ‘ndrangheta di spacciare chilogrammi di stupefacenti acquistati in Calabria o attraverso un canale albanese, investendo poi il denaro attraverso una fortissima rete fatta anche di società di comodo, acquistando terreni e società con una potenza economica elevatissima”. Lo ha detto il direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Messina, intervenendo alla conferenza stampa tenuta a Catanzaro per presentare i particolari dell’operazione condotta nei confronti delle cosche Trapasso, Mannolo e Zofreo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno, capaci di infiltrarsi in maniera sistematica nell’apparato economico di Perugia e del comprensorio.

Dagli accertamenti e dalle intercettazioni è emerso che le famiglie di ‘ndrangheta non solo continuavano ad operare nei territori storicamente controllati ma erano riuscite a infiltrare il tessuto economico umbro.

Sono stati 27 i provvedimenti restrittivi, di cui 23 emessi dal gip di Catanzaro nei confronti degli appartenenti alle cosche (20 in carcere e 3 ai domiciliari) ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e occultamento di armi clandestine, minacce, violenza privata, associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di una serie di reati di natura contabile o economico-finanziaria strumentali alla realizzazione sistematica di frodi in danno del sistema bancario.

“C’è stata la scelta dell’organizzazione mafiosa di effettuare un salto di qualità – ha aggiunto Messina – con i rapporti tra gli esponenti delle due cosche (una del Reggino e l’altra del Crotonese, ndr) che dimostrano i legami e gli interessi della ‘ndrangheta nel suo complesso. Per questo, l’indagine mostra una nuova frontiera nella lotta alla ‘ndrangheta puntando sul riciclaggio e sui patrimoni, mentre le cosche tentano di trovare il modo per evitare il sequestro dei beni”. Nell’operazione di oggi sono stati anche sequestrati beni per circa dieci milioni di euro.

Nello specifico ha rivelato la perdurante operatività delle cosche di ‘ndrangheta Mannolo, Zoffreo e Trapasso di San Leonardo di Cutro (Crotone) e la loro proiezione in territorio umbro, dove, anche con la complicità di trafficanti albanesi, minato, attraverso attività estorsive, la libera concorrenza nella esecuzione di lavori edili, nonché attivandosi a favore di soggetti candidati alle elezioni amministrative locali.

Il sodalizio criminale, al quale viene contestata anche la detenzione di armi, aveva inquinato il tessuto economico attraverso la predisposizione di società, spesso intestate a prestanome o soggetti inesistenti, in grado di offrire prodotti illeciti a favore di compiacenti imprenditori. Contestualmente alla esecuzione delle misure cautelari personali, si è proceduto, al sequestro di numerose società aventi sede in Umbria, Lazio e Lombardia attraverso le quali l’organizzazione criminale realizzava i citati reati economico finanziari.

Al contempo, con l´operazione, denominata “Core business”, la procura distrettuale di Reggio Calabria ha dato esecuzione a un´ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Calabria nei confronti di 4 soggetti ritenuti responsabili di associazione mafiosa in quanto esponenti di vertice ed appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Commisso di Siderno (Reggio Calabria). Tra essi figura lo storico leader ‘U Quagghia’, scarcerato nello scorso mese di gennaio 2019.

Le indagini hanno consentito di accertare la perdurante attività del sodalizio e sono state avviate a partite dal 2015, allorquando il leader, dopo un lungo periodo di detenzione, si stabilì a Perugia, località “Casa del Diavolo”, per scontare la misura della detenzione domiciliare, che gli permise di riallacciare i contatti con altri esponenti di spicco della cosca.Tra i destinatari del provvedimento cautelare del gip di Reggio Calabria, con un ruolo di spicco, anche il figlio 36enne dello storico leader nel corso della quale era stato individuato come ‘capo giovani’.

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