Morte Filippo Limini, intervista all’avvocato Delfo Berretti

 
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Morte Filippo Limini, intervista all’avvocato Delfo Berretti

“E’ andata piuttosto bene, il mio assistito ha chiarito in maniera molto puntuale tutta la dinamica della vicenda” – a dirlo è l’avvocato Delfo Berretti, che difende insieme al collega Aldo Poggioni, Brendon Kosiqi, il giovane che guidava l’Opel Corsa.

“Brendon  – ha ripetuto l’avvocato – purtroppo non si è proprio accorto di aver sormontato la povera vittima. E’ piuttosto credibile perché lui ha subito una grande aggressione, non ha mai partecipato ad alcuna rissa, si è sempre difeso. E’ entrato in auto per sfuggire dagli altri ragazzi, ha messo la retromarcia. “Il corpo della vittima, probabilmente come pare dalle testimonianze, era già steso e lui non poteva proprio vederlo. Non ha sentito nulla, poteva aver pensato che era un cordolo”.

Si attende l’autopsia che sarà effettuata giovedì prossimo. Potrà dire quali sono le cause esatte della morte di Filippo

“Il povero Filippo, pare che abbia subito prima un pugno al volto e poi un calcio che l’ha buttato a terra e quando ha fatto la manovra non l’ha visto. Noi abbiamo chiesto gli arresti domiciliari.

Brendon ha subito una forte aggressione

“Il mio assistito ha una ferita sull’arcata sopraccigliare e vari segni dell’aggressione sul corpo. Lo dicono tutti i testimoni, erano tante persone contro 3 e la macchina è distrutta al lunotto posteriore, parabrezza anteriore e i finestrini posteriori completamente rotti. L’aggressione c’è stata, certo questo non giustifica, ma lui doveva salvarsi. La posizione di Brendon è stata quella di aver prima cercato di dividere, poi si è rifugiato in auto insieme agli altri due e ha provato ad andare via. A quello che è successo prima, lui non l’ha detto perché non c’era, non ha partecipato ad alcuna rissa”.

Gli avvocati hanno infatti contestato il capo di imputazione, seppur provvisorio, al pubblico ministero.

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