Morta dopo il pronto soccorso, la Usl Umbria 1 avvia accertamenti interni

Garantendo piena collaborazione con la magistratura e impegno per la trasparenza

Una donna di 43 anni è deceduta nella sua abitazione a Città di Castello meno di due ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso locale, dove si era recata la mattina del 3 novembre lamentando forti dolori addominali e vomito. I sanitari le avevano diagnosticato una gastroenterite virale, ritenuta risolvibile con terapia farmacologica e dieta leggera.

Rientrata a casa, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. Intorno alle 15, la nipote ha chiamato i soccorsi. L’intervento dell’elisoccorso e le manovre rianimatorie non hanno avuto esito positivo. La donna, madre di un bambino di quattro anni, avrebbe compiuto 44 anni il 7 novembre.

La Procura di Perugia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’autopsia, già disposta, dovrà chiarire le cause del decesso. I familiari hanno presentato due esposti ai Carabinieri, uno da parte della madre assistita dall’avvocato Riccardo Bianchi, l’altro dall’ex compagno, padre del bambino, rappresentato dal legale Eugenio Zaganelli.

I militari, coordinati dal luogotenente Fabrizio Capalti, hanno acquisito la documentazione clinica per ricostruire la sequenza degli eventi. Dai primi riscontri, la donna è stata accolta al pronto soccorso alle 8:30, presa in carico un’ora dopo e dimessa alle 13:43.

L’indagine mira a verificare il rispetto dei protocolli e l’adeguatezza della diagnosi rispetto al quadro clinico. La comunità tifernate è profondamente scossa: la donna era molto conosciuta e stimata.

In risposta all’accaduto, la USL Umbria 1, insieme alla presidente della Regione Stefania Proietti e alla direzione regionale, ha espresso profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia e alla comunità. L’Azienda ha dichiarato di aver attivato immediatamente tutti gli accertamenti interni per ricostruire con precisione ogni dettaglio dell’intervento sanitario.

La direzione ha inoltre assicurato la massima collaborazione con gli organi competenti incaricati di fare chiarezza sull’accaduto, ribadendo il proprio impegno per la trasparenza e la responsabilità in ogni fase dei percorsi assistenziali. La posizione ufficiale dell’Azienda sanitaria sottolinea la volontà di contribuire attivamente all’indagine, senza sottrarsi a eventuali responsabilità.

Il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione delle emergenze nei pronto soccorso, dove la valutazione dei sintomi può risultare complessa in contesti di forte pressione. La magistratura intende accertare se vi siano state negligenze o sottovalutazioni che abbiano compromesso la possibilità di salvare la vita della paziente.

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