Denunciato un commento offensivo contro la consigliera FdI
Minacce su Facebook – Un commento pubblicato su Facebook il 18 aprile ha spinto la consigliera comunale di Perugia, Margherita Scoccia, esponente di Fratelli d’Italia, a sporgere formale denuncia presso la Polizia Postale. Il messaggio incriminato, comparso tra le reazioni a un post condiviso da una testata giornalistica locale, recitava testualmente: «Questa inetta rappresenta tanto bene il fascismo con diggggiamolo, gli auguro la stessa fine de lu poru Benito».(Mussolini ndr)
Il contenuto, subito giudicato lesivo e minaccioso, è stato ritenuto talmente grave da indurre la portavoce dell’opposizione a procedere legalmente contro l’autrice del commento, identificata come una donna, la cui identità al momento non è stata resa pubblica.
Il post era visibile sotto la pubblicazione di un articolo che riportava una recente presa di posizione della consigliera comunale, nota per la sua appartenenza al gruppo di Fratelli d’Italia. Non si tratterebbe, secondo fonti vicine all’amministrazione, del primo episodio in cui esponenti politici locali vengono presi di mira attraverso i social network, ma il tono e il riferimento esplicito alla morte di Benito Mussolini hanno spinto l’esponente di opposizione ad agire tempestivamente.
La denuncia è stata formalizzata attraverso i canali ufficiali e ora la vicenda è oggetto di accertamenti da parte della Polizia Postale, che ha aperto un fascicolo per valutare se nel contenuto possano configurarsi gli estremi di reati perseguibili penalmente, come l’istigazione alla violenza, la diffamazione aggravata e la minaccia.
Il fatto si inserisce in un contesto in cui i social media vengono sempre più spesso utilizzati per attacchi personali nei confronti di figure pubbliche, con una frequenza crescente di episodi che, da semplici insulti, degenerano in minacce esplicite o evocazioni di violenza.
La consigliera Scoccia, che siede tra i banchi dell’opposizione nel consiglio comunale del capoluogo umbro, ha scelto di non sottovalutare l’accaduto e di procedere per vie legali, sottolineando che determinati toni non possono essere considerati accettabili in alcuna forma di dialogo pubblico.
L’intervento della Polizia Postale si concentrerà, oltre che sull’individuazione certa dell’autrice del messaggio, anche sulla ricostruzione delle dinamiche di pubblicazione e diffusione del contenuto, per valutare l’eventuale coinvolgimento di terzi nella propagazione del post o nella sua amplificazione.
In parallelo, il caso ha attirato l’attenzione di vari ambienti politici locali, nonostante non siano ancora state rilasciate dichiarazioni ufficiali da parte del Comune o dei gruppi consiliari. La scelta di agire per via giudiziaria viene vista da molti come un tentativo di riaffermare la necessità di rispetto reciproco nel dibattito democratico, soprattutto in un periodo di forte polarizzazione.
Nonostante l’episodio sia stato segnalato pochi giorni fa, il messaggio è rimasto visibile sulla piattaforma per diverse ore prima di essere rimosso. Alcuni utenti avrebbero segnalato il contenuto al sistema di controllo del social, ma senza che vi fosse un intervento immediato da parte dei moderatori del portale.
Nel corso delle ultime settimane, il profilo della consigliera Scoccia è già stato oggetto di altre reazioni polemiche, sebbene nessuna di entità paragonabile a quella che ha originato la denuncia. L’intenzione della consigliera, secondo quanto emerso, è quella di non interrompere le proprie attività istituzionali e di continuare a partecipare alla vita politica con l’impegno che ha sempre contraddistinto il suo operato.
Le indagini avviate dalla Polizia Postale si inseriscono all’interno di un quadro più ampio di monitoraggio dei contenuti digitali potenzialmente violenti o lesivi della reputazione. Negli ultimi anni, il numero di denunce per offese a mezzo social è in aumento, e molti Comuni stanno valutando l’introduzione di protocolli per la tutela delle figure istituzionali.
In attesa di sviluppi investigativi, la consigliera ha già trasmesso alle autorità tutti i materiali utili alla ricostruzione del fatto: screenshot del commento, link alla pubblicazione originaria e dettagli relativi al profilo dell’autrice. Saranno ora gli investigatori a determinare se procedere con una querela per minaccia o con ulteriori ipotesi di reato.
Il procedimento potrebbe portare, in caso di riconoscimento della responsabilità penale, a sanzioni che vanno dalla multa fino alla reclusione, in base alla gravità delle affermazioni e alla valutazione della volontarietà con cui il messaggio è stato formulato e condiviso.
Nel frattempo, proseguono i rilievi tecnici da parte della polizia giudiziaria specializzata in reati informatici, con l’obiettivo di fornire una risposta rapida e concreta a un fenomeno sempre più diffuso.

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