Leggi sfoglia e scarica la rassegna stampa del 12 gennaio 2020

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Etica e legalità contro la crisi di oggi, Nicola Gratteri a Perugia

di Marco Squarta,
Presidente Assemblea legislativa dell’Umbria
Ad Etica e legalità, se ne parla a Perugia in un convegno Eventi a Perugia
“Accendi la legalità, l’etica come risposta alla crisi odierna”


In terre come la Calabria, dove con eccellenti meriti presta servizio il coraggioso procuratore Nicola Gratteri – una regione minata da una grave sfiducia nello Stato e nei suoi organi – è sempre importante comunicare quello che fanno i rappresentanti di un’istituzione. Diventa fondamentale perché deve – deve – essere sottolineata la volontà che non vengano riconosciuti spazi di impunità alla mafia e alle sue ramificazioni che penetrano nella vita politica e condizionano le attività della pubblica amministrazione.

Rendere noto l’esito di attività investigative – in terre difficili come la Calabria ma non soltanto – è una sorta di rivendicazione della presenza dello Stato per mantenere accesi i fari contro l’operato delle cosche. Ciò, chiaramente, deve essere fatto nei tempi e nei modi previsti dalla legge, vale a dire quando viene meno il vincolo del segreto istruttorio.

Indiscutibilmente l’esito di un’attività di indagine e l’operato delle forze dell’ordine, che rappresentano la benzina di questo motore chiamato giustizia, viene sottoposta al giudizio dei cittadini; proprio questo controllo rappresenta il contrappeso all’indipendenza e all’autonomia della magistratura.I cittadini hanno il diritto di sapere cosa accade sotto il tavolo o al di sopra delle loro teste. Le conoscenze – proprio in questi giorni viene proiettato al cinema il film ‘Hammamet’ sulla vita di Bettino Craxi – sono preziose per l’accrescimento sociale, culturale e civile del nostro Paese.

Il controllo sociale, insomma, è un aspetto del principio di responsabilità che vale per chiunque eserciti un potere e tutto trova un punto di equilibrio nel processo. Dove la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano ed, è sempre bene ricordarlo, vale la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva.

L’auspicio è sempre quello che attraverso un’informazione libera, equilibrata e attenta si evitino improprie influenze sul giudice che dovrà emettere il verdetto.

E’ nei tribunali che quel soggetto terzo e indipendente, all’esito del contraddittorio tra le parti, deve garantire il diritto alla difesa, il diritto a un giusto processo, la libera manifestazione del pensiero; dal fatto in discussione si arriva a una decisione sull’esistenza o meno delle contestazioni penali. All’esito del primo dei tre gradi di giudizio la comunità inizia a entrare nell’ottica di accettare una prima verità che può serenamente venir ribaltata in appello.

C’è una strada tortuosa, però, di regole processuali da percorrere: le cosiddette invalidità processuali (le paventate nullità, le richieste di inutilizzabilità, le istanze di inammissibilità) non sono cavilli da azzeccagarbugli bensì il guard-rail metodologico entro il quale il giudice deve orientare il timone. Le garanzie processuali non sono formalismi ma i pilastri sui quali si fonda la libertà dei cittadini.

La formazione della prova durante il contraddittorio tra le parti, insomma, non è una perdita di tempo né un ostacolo lungo la strada della verità ma è semplicemente l’anima del processo, lo strumento a disposizione per provare quantomeno a ridurre lo scarto tra la verità storica e quella giudiziaria.

L’applicazione della legge, anche questo è bene ricordare, non è un’operazione meccanica ma neanche un disegno a mano libera.
In altre parole l’affidamento dei cittadini nell’amministrazione della giustizia svolge un’importantissima funzione di coesione sociale disinnescando il ricorso alla vendetta privata e alla legge del più forte. La giurisdizione è un collante sociale prezioso per assicurare la convivenza pacifica, in terre come la Calabria, più difficile da raggiungere rispetto ad altre parti.

 

Il magistrato Nicola Gratteri ieri pomeriggio ha partecipato al convegno “Etica&- Legalità” organizzato a Palazzo Cesaroni dalla Fondazione Sinderesi. L’evento è stato coordinato da Constantino Christoyannis, console di Grecia a Perugia.

Vari gli interventi: Enrico Carloni, docente dell’Università di Perugia; Antonio Nicaso, Advisory Council dell’Istituto italiano di studi strategici Nicolò Machiavelli e monsignor Samuele Sangalli, presidente della Fondazione Sinderesi.

L’intervento più atteso quello del procuratore di Catanzaro, viste le ultime inchieste contro la ‘Ndrangheta che hanno fortemente interessato anche Perugia: «Negli ultimi quindici anni la presenza della ‘Ndrangheta al centro nord è sempre maggiore, anche in Umbria. E da qualche tempo assistiamo a un processo di accelerazione». I motivi? Soldi e potere. «I capi mafia – dice Gratteri – è gente che conta i soldi con le stesse macchinette delle banche. Gente che porta in Spagna e sud America camion pieni di soldi per comprare tonnellate di cocaina. Gente, ancora, che con questo fiume di denaro può facilmente investire in attività commerciali, bar, ristoranti ma anche latifondi, per accedere ai fondi della Comunità Europea».

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