Le notizie del mattino la rassegna stampa dell’8 febbraio 2020

 
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Le notizie del mattino la rassegna stampa dell’8 febbraio 2020

Abusi sessuali sulla figlia piccola, orrore consumato tra le mura di casa

Un orrore consumato tra le mura di casa, una frazione dell’orvietano! Una donna è stata arrestata dalla polizia postale della Toscana con l’accusa di aver della sua bambina molto piccola per compiacere a un uomo, padre della piccola e per realizzare materiale pedopornografico a lui destinato. Le stesse accuse mosse al padre della bimba, 41 anni, che vive nel grossetano. Nei guai anche una donna di Reggio Emilia.

La donna insieme al padre abusava di lei per oltre tre anni. Le immagini di quelle violenze brutali compiute su una bimba innocente, grazie al web, arrivano sugli smartphone di pedofili di tutto il mondo. I due non hanno mai vissuto insieme ma, dalla sua nascita, condividono, la “passione” di utilizzare quell’anima innocente per sfogare le loro perversioni.

La madre è stata portata nel carcere di Capanne con le accuse di violenza sessuale nei confronti di sua figlia, di aver divulgato informazioni finalizzate allo sfruttamento sessuale dei minori e prodotto materiale pornografico realizzato con minori. Il padre era ai domiciliari fino a ieri. L’uomo aveva già un precedente specifico: nel 2008 era stato beccato e denunciato. Quel giorno nel suo pc gli investigatori trovano immagini e video di bambini molto piccoli e tra quelle foto c’era anche sua figlia.

Gli sviluppi investigativi consentono di accertare l’esistenza sulle piattaforme di Whatsapp e Telegram, utilizzate dall’uomo, di gruppi attivi dediti alla condivisione di contenuti pedopornografici. Gli episodi sarebbero avvenuti sempre con la complicità della madre della piccola che gli avrebbe inviato più volte per Whatsapp foto pedopornografiche della loro stessa figlia. La donna, inoltre, lo avrebbe consigliato su come adescare bambini, inviandogli un manuale trovato su internet dal titolo ”Come praticare l’amore bambino”, per adescare minori senza essere scoperti.

L’altra donna, che abita nell’area di Reggio Emilia, peraltro incensurata come la prima, avrebbe agito per denaro, alcune centinaia di euro per volta. Dal 2011, quando la figlia aveva solo 1 anno, avrebbe inviato al 40enne immagini degli abusi da lei stessa commessi verso sua figlia, sempre in cambio di soldi. Da pochi mesi aveva smesso per timore che la bambina, quando fosse diventata più grande, raccontasse tutto al padre, che era all’oscuro di tutto ed è risultato completamente estraneo alla vicenda.

Le bambine sono state affidate ai servizi sociali e portate in strutture protette. Le indagini sono partite da accertamenti sul 40enne, da tempo sotto la lente delle forze dell’ordine. Il 40enne nel 2006 fu condannato a Grosseto a 1 anno e 6 mesi per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, nel novembre 2019 il tribunale di Firenze lo ha condannato a 2 anni e 4 mesi per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

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