La teenager svedese Greta Thunberg è la ‘Persona dell’Anno’ di Time

 
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La teenager svedese Greta Thunberg è la ‘Persona dell’Anno’ di Time. La sedicenne ha conquistato la copertina che dal 1927 ogni dicembre il magazine americano attribuisce alla persona che, nel bene o nel male, ha segnato l’anno che sta per concludersi. Greta ha battuto il presidente Donald Trump, la speaker della Camera Nancy Pelosi, la ‘talpa’ che ha messo in moto la procedura per l’impeachment contro il presidente e i manifestanti di Hong Kong.

Greta, che oggi ha parlato alla Cop 25 di Madrid, è la più giovane Persona dell’Anno di Time.

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.@GretaThunberg is TIME’s 2019 Person of the Year https://ti.me/2sZRidd 

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In Spagna, oggi la giovane attivista ha accusato anche i paesi più ambiziosi di “ingannare” il mondo sui loro impegni nella lotta ai cambiamenti climatici.

“La maggior parte delle promesse non includono il settore aereo, quello marittimo, l’import e l’export di merci”, e che si prevede la possiblità “per i paesi di compensare le loro emissioni altrove”, ha affermato a Madrid.

L’accordo di Parigi del 2015, che mira a limitare il riscaldamento globale a un massimo di +2°C, non copre effettivamente le emissioni dei settori aereo e marittimo internazionale. E il mercato dei crediti di carbonio, le cui regole sono attualmente in fase di negoziazione, consente ai governi di compensare le emissioni.

Gli attuali impegni degli Stati, se rispettati, porterebbero ad un aumento della temperatura di almeno +3°C. I circa 200 Stati firmatari dell’accordo di Parigi, riunitisi a Madrid dal 2 al 13 dicembre, affrontano quindi pressioni crescenti da parte dell’opinione pubblica per fare di più, e più in fretta. Ma manca poco alla fine del summit e gli attivisti già parlano di fallimento.

Questo COP “sembra essersi trasformata in un’opportunità per alcuni paesi di negoziare scappatoie ed evitare di essere più ambiziosi”, ha concluso Greta Thunberg.

“I paesi stanno trovando modi intelligenti per evitare di intraprendere azioni concrete”, riferendosi anche al “rifiuto di pagare” per aiutare i paesi già colpiti da disastri climatici.

Poco prima della giovane svedese, la direttrice internazionale di Greenpeace Jennifer Morgan ha espresso tutta la sua rabbia affermando di non aver mai visto in 25 anni un così “grande divario” tra la COP e il mondo esterno. “Le soluzioni sono proprio di fronte a noi. Ma dove sono i leader? Dove sono gli adulti nella stanza?”

“Questi sono giorni bui per la politica climatica. Dietro le quinte si nascondono le ombre: i miliardi di dollari del settore dell’energia fossile, che da un lato creano persone grasse e corrotte, mentre dall’altro condannano alla desolazione il mondo e tutta la sua bellezza e diversità. Il cuore dell’accordo di Parigi batte ancora, ma a malapena”.

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