La rassegna stampa sfogliabile e scaricabile 1 marzo 2020

 
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Festival del giornalismo annullato, Ciccone: “Non dobbiamo restituire niente”

Le polemiche fioccano sul web e sui social in particolare. Il festival del giornalismo 2020 è stato annullato e non mancano le critiche, alcune piuttosto pesanti, come quello dei fondi pubblici: “Sarebbe potuta essere l’edizione che svoltava il lavoro digitale se proprio non si voleva essere in presenza. Ma evidentemente gli organizzatori troppo old style non hanno capito niente della loro mission. E poi, ci scommetto una pizza, che hanno congelato le risorse di quest’anno per utilizzarle il prossimo anno con la dicitura “torniamo più forti nel 2021”! Forse non avevano abbastanza budget x quest’anno è hanno opportunisticamente preso la palla al balzo del coronavirus? È la misura del valore della stampa in Italia”.

C’è anche chi chiede la restituzione dei fondi pubblici. Una critica, e non l’unica, alla quale Arianna Ciccone, la cofondatrice del festival ha saputo rispondere e lo ha fatto con la sua calma di sempre: “Visto che pubblicamente chiede a noi di restituire i fondi pubblici, avendo annullato l’edizione 2020 di International Journalism Festival, le spiego perché non lo faremo. Per l’edizione 2020 non abbiamo chiesto fondi pubblici, non abbiamo fatto domanda di contributo né alla Regione Umbria né al Comune di Perugia. Quindi non dobbiamo restituire niente, perché non abbiamo ricevuto niente, perché non abbiamo chiesto niente”.

Francesco Giacopetti esponente del PD locale, ha preso la palla al balzo per dire la sua: “Questo sarà un duro colpo per l’economia (alberghi, b&b, ristoranti, bar, pizzeria, negozi etc etc..) di Perugia e del centro storico. Non sono l’organizzatore ma personalmente non condivido questa scelta. Anzi, proprio perché l’allarme coronavirus è stato creato da tanta stampa becera e miope, avrei rilanciato proprio da Perugia una comunicazione diversa, una sana comunicazione che avrebbe potuto attutire anche a livello globale i danni economici che il nostro Paese affronterà nei prossimi mesi. Si sarebbe potuta fare un versione più “smart”, si sarebbe potuto far vedere agli occhi dei giornalisti di tutto il mondo che non siamo in preda al colera o alla peste bubbonica… ma cosi ci nascondiamo…”.

Un botta è risposta tra Ciccone e di Giacopetti durato ore all’intero del profilo di quest’ultimo: “Cosa sarebbe una versione smart? – risponde Arinna Ciccone – Si è reso conto della questione a livello globale? O pensa che l’informazione sul coronavirus sia nazionale? Gli USA hanno indicato livello 3 rischio viaggi verso l’Italia, (dopo c’è solo il 4), il contagio si è diffuso a livello globale, le università straniere annullano i viaggi a Perugia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di rischio globale sempre più alto. Stanno aumentando i numeri dei contagiati in diversi paesi europei e non. Eventi internazionali vengono annullati, non ultimo IBT di Berlino (credo sappia di cosa parliamo). Lei si informa solo a livello nazionale o anche internazionale? La questione non è Perugia o l’Umbria. Ma il mondo. Forse non è abbastanza chiaro? Gli esperti ci dicono di adottare comportamenti virtuosi, per esempio non frequentando luoghi pubblici affollati. E noi che facciamo? Creiamo un evento pubblico da frequentare affollato a livello internazionale. Proprio smart come idea. Poi Dio non voglia finito il festival, dove arrivano letteralmente persone da tutto tutto tutto il mondo, scoppia un focolaio a Perugia che facciamo? Se la prende lei la responsabilità della versione smart? Per noi la strada più semplice sarebbe stata confermare e incassare. Annullare è un duro colpo economico anche per noi. Abbiamo dato la priorità alla sicurezza e alla responsabilità”.

Questo è una delle tante risposte della cofondatrice del Festival. La polemica è continuata fino a sera coinvolgendo anche altre persone.

Ma non sono stati solo polemiche. Ovunque e soprattutto su Twitter con “messaggi pieni di affetto, amore, sostegno”. E Arianna replica: “Questo è il Festival. Grazie per tutto questo amore. Piango da due giorni, ma era la scelta più giusta e responsabile da fare”.

Tra i tanti anche quello del giornalista americano Jeff Jarvis: Disconsolate that the year’s best gathering in journalism, the International Journalism Festival in Perugia, is canceled due to the virus. Arianna & Chris Potter put in herculian work bring together brilliant panels and wonderful fellowship. Thinking of them. It’s impressive to see the number of languages in which journalists are mourning the cancelation of this year’s. It truly is an international event”.

Perché è stato annullato il Festival 

Perché abbiamo deciso di annullare l’edizione 2020 di International Journalism Festival. Ci abbiamo pensato molto in tutte queste settimane, mentre abbiamo continuato a lavorare per l’edizione del Festival più bella di sempre. Abbiamo valutato e considerato ogni possibile aspetto e informazione, siamo stati in contatto continuo con le istituzioni regionali. Alla fine nel prendere questa decisione ci siamo fatti guidare da un principio che ha ispirato in tutti questi anni il nostro impegno e la nostra dedizione per la manifestazione e che ha animato lo spirito stesso della sua community: il prendersi cura gli uni degli altri. Ecco perché per noi è fondamentale tutelare la tranquillità e la serenità di chi lavora con noi e per noi ed è fondamentale avere come priorità assoluta la salute e la sicurezza degli speaker, dei volontari così come dei cittadini di Perugia. Il Festival Internazionale del Giornalismo 2020 non si farà. Questa scelta, difficile e anche dolorosa, sarà il nostro modo di contribuire alla necessaria azione collettiva fatta di responsabilità e comportamenti virtuosi per affrontare tutti insieme uniti questo momento critico. Il Festival Internazionale del Giornalismo tornerà più forte, più appassionante e coinvolgente che mai il prossimo anno. Sempre in Umbria, sempre a Perugia. Dal 14 al 18 aprile 2021. 

Per quelli che criticano la scelta vorrei chiarire un po’ di cose:

1) Sono giorni e giorni che monitoriamo tutto e siamo in stretto contatto con Regione. Eravamo decisi ad andare avanti.

2) In questi due giorni sono cambiate però molte cose: Organizzazione Mondiale Sanità dichiara rischio sempre più alto, gli USA dicono di non venire in Italia, compagnie aeree cancellano voli, università stranieri cancellano viaggi dei loro studenti a Perugia, la diffusione del virus a livello mondiale, eventi importanti cancellati in tutto il mondo.

3) Gli esperti ci danno indicazioni su comportamenti da attuare. Non frequentare luoghi pubblici affollati. Noi come Festival non possiamo non sentire la responsabilità e andare avanti creando un luogo pubblico affollato a livello internazionale. Qui arrivano da tutto il mondo letteralmente. Non è possibile mettere a rischio una comunità in questo modo.

4) Siamo consapevoli del colpo economico per la città. Ma è un colpo economico anche per il festival e da questo punto di vista la scelta più cinica sarebbe stata andare avanti. Noi abbiamo scelto la strada della responsabilità e della cura per la comunità.

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