Inchiesta sanità, Concorsopoli, svolta per Marini e nuova stretta su Bocci

Procura generale ridisegna il quadro nell’appello a Perugia

La requisitoria pronunciata il 14 gennaio 2026 dalla Procura generale ha impresso una direzione inattesa al processo d’appello sulla presunta manipolazione dei concorsi nella sanità umbra, un procedimento che negli anni ha inciso profondamente sul clima politico regionale. Il sostituto procuratore generale Luca Semeraro ha ricostruito l’intero impianto accusatorio, riconsiderando punto per punto le contestazioni mosse ai ventuno imputati e delineando un quadro radicalmente diverso rispetto alla sentenza di primo grado.

Al centro della nuova valutazione c’è la posizione dell’ex presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, figura simbolo dell’inchiesta del 2019. La Procura generale ha chiesto la sua assoluzione piena, sottolineando come l’abuso d’ufficio – uno dei reati per i quali era stata condannata – sia stato nel frattempo abrogato dal legislatore, rendendo impossibile mantenerne la rilevanza penale. A questo si aggiunge la non utilizzabilità delle dichiarazioni del suo ex collaboratore, ritenute non idonee a sostenere l’accusa. Una combinazione di elementi che, se accolta dalla Corte, cancellerebbe definitivamente la condanna inflitta in primo grado.

La requisitoria ha inciso anche sulle posizioni degli altri protagonisti politici dell’epoca. Per Gianpiero Bocci, già segretario regionale del Partito Democratico e in passato sottosegretario all’Interno, la Procura ha chiesto una pena rideterminata in 2 anni, 4 mesi e 20 giorni, mantenendo solo i reati di falso e rivelazione di segreto d’ufficio. Cade invece l’ipotesi di associazione per delinquere, ritenuta non sostenibile alla luce dell’assenza di un soggetto interno alla struttura sanitaria che potesse detenere e diffondere informazioni coperte da segreto.

Ridimensionata anche la posizione dell’ex assessore regionale alla Sanità Luca Barberini, per il quale viene chiesta una condanna a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni, con sospensione condizionale. La Procura ha escluso la sua responsabilità in alcuni episodi contestati, riconoscendo tuttavia la sussistenza di condotte legate alla rivelazione di segreto d’ufficio e al falso.

La ricostruzione del Procuratore generale ha toccato inoltre il tema della circolazione delle informazioni riservate, distinguendo tra segnalazioni, istigazioni e divulgazioni successive da parte di terzi. Una distinzione ritenuta decisiva per comprendere quali condotte possano essere penalmente rilevanti e quali, invece, non rientrino più nel perimetro del reato.

Sul fronte degli altri imputati, la Procura generale ha chiesto l’assoluzione per Maurizio Valorosi dall’accusa associativa, pur confermando la richiesta di condanna per un episodio di falso, quantificata in 10 mesi e 20 giorni. Assoluzioni sono state richieste anche per Marco Cotone, Antonio Tamagnini, Eleonora Capini e altri imputati coinvolti in singoli capi d’accusa, mentre per Mario Pierotti è stata dichiarata l’estinzione del procedimento per morte dell’imputato.

La requisitoria ha infine confermato il rigetto degli appelli presentati da diversi imputati condannati in primo grado, ritenendo le loro impugnazioni prive di elementi idonei a modificare il giudizio già espresso.

Inchiesta sanità

Il processo d’appello, che aveva riportato al centro dell’attenzione pubblica una vicenda capace di far cadere una giunta regionale e di scuotere l’intero sistema sanitario umbro, si avvia ora verso una fase decisiva. Le richieste della Procura generale, pur non vincolanti, rappresentano un segnale forte: una rilettura complessiva dell’inchiesta, con un netto ridimensionamento delle responsabilità e una diversa interpretazione dei fatti contestati.

La Corte d’appello si pronuncerà nelle prossime udienze, chiamata a valutare una vicenda che, a distanza di anni, continua a incidere sul dibattito pubblico e sulla percezione del funzionamento delle istituzioni regionali. L’esito finale potrebbe riscrivere in modo significativo la storia giudiziaria e politica di uno dei procedimenti più discussi dell’Umbria recente.

La nota dell'avvocato Nicola Pepe
Con riferimento al cosiddetto processo “Sanitopoli”: “La difesa della dottoressa Catiuscia Marini prende atto con soddisfazione della richiesta di assoluzione della Procura Generale in sede di appello, formulata a seguito di una dettagliata analisi di tutti i profili giuridici e delle questioni ad essi sottese. La mia assistita ribadisce la propria totale estraneità rispetto a qualsiasi profilo di rilevanza penale e continua a nutrire piena fiducia nel pieno accertamento dei fatti, serbata sin dalle prime fasi dell’indagine”. Avv. Nicola Pepe

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