I sindacati contestano l’esternalizzazione della sicurezza all’Aeroporto di Perugia
I sindacati – La decisione di Sase, la società che gestisce l’Aeroporto San Francesco di Perugia, di esternalizzare i servizi di sicurezza ha sollevato un’ondata di proteste tra i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. I rappresentanti sindacali, in una conferenza stampa tenutasi oggi presso i cancelli dello scalo, hanno espresso preoccupazione per l’impatto di tale mossa sui lavoratori e sulla qualità del servizio offerto. La decisione di affidare la gestione della sicurezza a un ente esterno, secondo i sindacati, potrebbe ridurre i posti di lavoro, abbassare gli standard occupazionali e compromettere la sicurezza dei passeggeri.
Il rischio per i dipendenti del settore sicurezza è concreto, poiché l’esternalizzazione minaccia di ridurre il personale, in particolare durante il periodo di bassa stagione. I sindacati denunciano anche la mancanza di dialogo con le autorità regionali, un aspetto che, a loro avviso, rende ancora più preoccupante la gestione dell’intero processo. La decisione, infatti, è stata presa senza una discussione preventiva con la Regione Umbria, che detiene una parte significativa delle quote di Sase, e durante un periodo particolarmente delicato, a ridosso delle festività natalizie e delle elezioni regionali.
A fare da sfondo alla protesta anche le difficoltà storiche di gestione all’interno dell’aeroporto, che hanno reso ancor più pesante la scelta di esternalizzare i servizi, nonostante l’utile dichiarato dalla società. Il progetto di esternalizzazione viene criticato dai sindacati come una “operazione d’azzardo” che potrebbe minare non solo la sicurezza dei passeggeri, ma anche la qualità del lavoro all’interno dell’aeroporto.
I sindacati hanno esortato Sase a rivedere la decisione e ad avviare un confronto con le rappresentanze sindacali per garantire che i diritti dei lavoratori vengano rispettati e che gli standard di sicurezza rimangano elevati. In caso contrario, promettono di proseguire con la mobilitazione, avvertendo che non resteranno in silenzio di fronte a quella che considerano una decisione dannosa per il futuro dei lavoratori e della sicurezza nell’aeroporto di Perugia.
La protesta dei sindacati
Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti sindacali durante la conferenza stampa, la decisione di Sase di esternalizzare il servizio di sicurezza è giunta inaspettata e senza alcun tipo di consultazione con le organizzazioni sindacali, che sono venute a conoscenza del fatto a cose fatte. L’iniziativa della società è stata definita da più parti come un atto “politico”, considerando che è stata presa in un periodo di transizione politico-amministrativa, con un Consiglio di amministrazione dimissionario e un assessore regionale ai trasporti ancora non insediato.
I sindacati mettono in evidenza come, nonostante l’Aeroporto San Francesco sia uno degli asset strategici per l’Umbria, la decisione di esternalizzare i servizi di sicurezza sia incomprensibile, soprattutto considerando che la Regione Umbria contribuisce con ingenti risorse economiche a sostenere la gestione dell’aeroporto. Gli stessi rappresentanti sindacali sono preoccupati per il possibile abbassamento degli stipendi e per il rischio che la qualità del servizio venga compromessa, rendendo i lavoratori più vulnerabili a condizione di lavoro meno favorevoli.
Le implicazioni per i lavoratori
I lavoratori addetti alla sicurezza dell’aeroporto, che attualmente operano a tempo indeterminato o stagionale, sono fortemente preoccupati per il loro futuro. Con l’esternalizzazione, infatti, il bando per la gestione della sicurezza prevede l’ingresso di un nuovo gestore, il che significa che molti di loro potrebbero trovarsi a dover affrontare la precarietà. La gestione esternalizzata, secondo i sindacati, potrebbe comportare una contrazione dei posti di lavoro e una riduzione dei salari, in particolare per i lavoratori stagionali che sono già in una situazione di incertezza.
Il piano di esternalizzazione implicherebbe anche una riorganizzazione dei servizi, con la possibilità che una parte del personale già impiegato, nonostante l’esperienza acquisita, possa perdere il proprio posto di lavoro, o essere costretto ad accettare condizioni contrattuali peggiori. Le preoccupazioni si estendono anche ai rischi per la sicurezza, visto che una gestione esterna potrebbe non essere altrettanto preparata o attenta alle specifiche esigenze di uno scalo internazionale come quello di Perugia.
Le motivazioni dietro la scelta di Sase
Dal punto di vista della società Sase, l’esternalizzazione sarebbe una scelta volta a ridurre i costi. Ma i sindacati contestano questa logica, sottolineando che il risparmio economico previsto non giustifica un simile rischio per la sicurezza. La regione Umbria ha già stanziato 13 milioni e mezzo di euro per la gestione dell’aeroporto, e il risparmio derivante dall’esternalizzazione dei servizi di sicurezza – circa 100.000 euro – è considerato minimo rispetto ai possibili danni sul piano sociale ed economico.
Inoltre, i sindacati hanno evidenziato come questa decisione possa minare il già fragile equilibrio della gestione aeroportuale, che ha visto più volte problemi di organizzazione e difficoltà operative. La scelta di Sase, a detta dei sindacati, non solo è arrivata senza un confronto con le parti sociali, ma arriva in un periodo delicato, con una gestione dimissionaria e la mancanza di una nuova governance regionale pronta a intervenire.
Le richieste dei sindacati
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente con Sase e con la nuova giunta regionale per discutere del futuro della sicurezza presso l’Aeroporto San Francesco. Secondo i sindacati, è necessario rivedere la decisione e coinvolgere le istituzioni regionali nel processo decisionale, affinché non si comprometta né la qualità del servizio né il futuro dei lavoratori.
In caso contrario, i sindacati hanno annunciato che proseguiranno la mobilitazione per difendere i diritti dei lavoratori e per garantire che l’aeroporto di Perugia non perda il suo valore come presidio di sicurezza e come punto di riferimento per la crescita economica dell’Umbria.

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