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Il virus dal laboratorio di Wuhan, la Cina dovrà spiegare qualche cosa

«La Cina dovrà rispondere a “domande difficili” su “come tutto questo sia accaduto” e “come non si sia potuto fermare prima il coronavirus». A dirlo è il ministro degli Esteri Dominic Raab, che sta sostituendo un Boris Johnson ancora convalescente, in una giornata dove, da gli Stati Uniti d’America, passando per il Regno Unito, stanno aumentando i dubbi sulla origine e la gestione da parte dei cinesi, del virus che ha stravolto e travolto il mondo.

In Francia sono convinti che manchino ancora molti tasselli alle teorie sulle teorie che vedrebbero il lavoratorio di virologia di Wuhan, dove si stavano conducendo dei rischiosissimi, quanto avveniristici, studi sul coronavirus dei pipistrelli.

Ma il primo passo resta l’ origine di tutto ciò, sulla quale indagano gli 007 americani, come ha rivelato la Cnn sulla base di varie fonti di intelligence dopo che il capo dello stato maggiore congiunto Mark Milley ha ammesso che i servizi segreti stanno dando “un’ occhiata seria” all’ ipotesi laboratorio, riaprendo uno scenario alimentato da teorie complottiste con reciproche accuse tra Washington e Pechino.

Gli Usa non credono che il virus sia legato a ricerche su fantomatiche armi biologiche, ovvero che sia stato bio-ingegnerizzato. E anche la comunità scientifica propende per un virus proveniente dagli animali e non da provetta.

Ma il governo americano non esclude che ci possa essere stato qualche ‘ incidente’ che lo abbia fatto uscire dal laboratorio, magari per un’ errata o inadeguata gestione dei materiali che ha infettato qualche dipendente. Le fonti ritengono che sarebbe prematuro trarre qualsiasi conclusione, ma le indagini sono in corso.

“Stiamo conducendo un’ inchiesta completa su come questo virus si è propagato”, ha spiegato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo alla Fox.

“Quello che sappiamo è che questo virus è nato a Wuhan e che l’ istituto di virologia di Wuhan è solo a qualche chilometro di distanza dal mercato all’ aperto”, ha aggiunto Pompeo, che recentemente ha accusato il Partito comunista cinese di aver nascosto e manipolato molti dati.

A rafforzare i timori di un incidente sono anche due cable inviati nel 2018 da diplomatici dell’ ambasciata americana a Pechino che avevano visitato diverse volte l’ istituto di virologia di Wuhan, rimanendo molto preoccupati.

Tanto da mettere in guardia, ha raccontato il Washington Post, sulle carenze gestionali e di sicurezza del laboratorio e proporre più attenzione e aiuti non solo per l’ importanza degli studi sui coronavirus dei pipistrelli ma anche per la loro pericolosità.

Il Wp sostiene inoltre che la versione di Pechino sul fatto che il virus sia emerso dal wet market di Wuhan è debole, citando ricerche di esperti cinesi su Lancet secondo cui il primo paziente noto di coronavirus, identificato il primo dicembre, non aveva alcun legame con il mercato e neppure un terzo dei contagiati nel primo grande cluster.

Il mercato, inoltre, non vendeva pipistrelli. Il governo cinese, ricorda sempre il giornale, ha imposto intanto un blocco totale sulle informazioni relative al virus e non ha ancora fornito agli Usa campioni del nuovo coronavirus raccolti dai primi casi. Infine, il laboratorio di Shangai che l’ 11 gennaio pubblicò il genoma del Covid-19 è stato chiuso rapidamente dalle autorità per “rettifica”, mentre diversi medici e giornalisti che riportarono per primi l’ epidemia sono scomparsi.

Ad aumentare le tensioni con Pechino sono anche i sospetti, contenuti in un rapporto del Dipartimento di Stato Usa non ancora pubblicato, che la Cina conduca segretamente test nucleari con potere esplosivo molto basso, nonostante le sue rassicurazioni sul pieno rispetto del trattato internazionale del 1996 che vieta qualsiasi test nucleare. Trattato però che non è mai stato ratificato né da Washington né da Pechino./Agenzia Nazionale di Stampa Associata


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