Gold TV celebra l’anniversario con un gesto simbolico
Gianfranco Sciscione omaggia – Gold TV celebra 47 anni di storia: intervista esclusiva con Gianfranco Sciscione dopo l’incontro con il Questore di Roma. Il Presidente del Gruppo Editoriale incontra il Questore Roberto Massucci e dona il libro “Il Grande Sogno”, simbolo di un percorso televisivo lungo quasi mezzo secolo.
di Ilaria Solazzo
Roma – Una giornata speciale per il Gruppo Gold TV. In occasione del 47° anniversario della sua fondazione, il Presidente Gianfranco Sciscione ha incontrato il Questore di Roma, Roberto Massucci, per consegnare una targa celebrativa dedicata alla Polizia di Stato, come segno di riconoscimento e gratitudine per il lavoro svolto sul territorio. Durante l’incontro, Sciscione ha anche donato al Questore il libro “Il Grande Sogno”, che racconta l’avventura televisiva della sua famiglia.
Al termine dell’incontro, abbiamo raccolto le impressioni di Gianfranco Sciscione in questa intervista esclusiva.
Buon pomeriggio Gianfranco. Come nasce l’idea di incontrare il Questore e consegnargli questa targa celebrativa?
Volevo che questo anniversario non fosse solo un momento interno al nostro gruppo, ma anche un’occasione per esprimere rispetto e riconoscenza verso chi lavora ogni giorno per il bene della collettività. La Polizia di Stato è un presidio fondamentale di legalità e sicurezza, ed è giusto riconoscerne il valore anche da parte del mondo dell’informazione e della cultura.
Hai anche regalato una copia del libro “Il Grande Sogno”. Che significato ha avuto per te quel gesto?
Quel libro è una parte viva della mia storia e di quella della mia famiglia. Dentro ci sono sogni, sacrifici, errori e successi. Donarlo al Questore è stato un modo per condividere il senso profondo di ciò che facciamo: raccontare la realtà con passione e responsabilità. Penso che chi indossa una divisa e chi lavora nei media, in fondo, condividano una stessa missione: stare accanto alla gente.
47 anni di televisione sono un traguardo enorme. Cosa rappresentano per te?
Sono una vita. Ma soprattutto sono la dimostrazione che, se ci credi davvero, puoi costruire qualcosa che dura nel tempo. Abbiamo iniziato in un’epoca in cui la televisione locale era vista come una scommessa. Oggi siamo una realtà consolidata, ma continuiamo a metterci in gioco ogni giorno.
Gold TV continuerà a mantenere questo legame con il territorio e le istituzioni?
Assolutamente sì. Non siamo una televisione che parla dall’alto, siamo una televisione che ascolta. Raccontiamo le persone, i problemi reali, le eccellenze locali. E continueremo a farlo in dialogo costante con chi lavora per migliorare il nostro Paese.
Hai ancora un sogno da realizzare?
I sogni non finiscono mai. Quello che oggi mi spinge è l’idea di trasmettere ciò che ho imparato alle nuove generazioni. Voglio lasciare qualcosa che resti. Non solo programmi, ma un modo etico e appassionato di fare comunicazione.
In questi anni, quanto è cambiato il rapporto tra televisione e pubblico?
Tantissimo. Una volta la televisione era una finestra sul mondo, oggi è una delle tante. Ma chi la fa con serietà ha ancora un grande compito: saper distinguere, approfondire, educare. Il pubblico è cambiato, è più esigente, e questo ci stimola a dare sempre di più.
Cosa ti ha colpito di più nell’incontro con il Questore Massucci?
La sua umanità. Dietro il ruolo istituzionale c’è una persona che conosce il valore del dialogo e della vicinanza al cittadino. È stato un incontro semplice ma denso di contenuti, che porterò con me come un segnale importante.
Come immagini il futuro di Gold TV nei prossimi anni?
Lo immagino ancora più aperto al digitale, ma senza perdere l’identità. Vogliamo continuare a raccontare la realtà, anche con nuovi linguaggi e nuove piattaforme, ma restando fedeli al nostro modo di essere: credibili, vicini, sinceri.
In un’epoca in cui tutto sembra correre senza sosta, dove la comunicazione spesso si frammenta e perde profondità, ci sono ancora storie che meritano di essere raccontate per ciò che sono: radici, visione, identità.
L’incontro tra Gianfranco Sciscione e il Questore Massucci ci ricorda che esiste un filo sottile ma potente tra chi informa e chi protegge, tra chi racconta e chi agisce. Ed è in quel filo, fatto di rispetto, responsabilità e umanità, che può nascere una nuova idea di servizio al pubblico. Perché costruire informazione è, prima di tutto, costruire comunità.one omaggia la Polizia nel segno dei 47 anni TV

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