Cresce la tensione: Israele blocca dieci imbarcazioni dirette nella Striscia
Israele ha intercettato in acque internazionali dieci imbarcazioni dirette verso la Striscia di Gaza, nell’ambito di una nuova flottiglia umanitaria che intendeva rompere il blocco imposto al territorio palestinese. A bordo, secondo quanto riferito da Il Manifesto e Il Fatto Quotidiano, erano presenti anche nove cittadini italiani, tra attivisti, medici e operatori umanitari. L’operazione della marina israeliana è avvenuta a circa 120 chilometri dalla costa, nella notte tra martedì e mercoledì, e si è conclusa con il sequestro delle navi e il trasferimento dei passeggeri in Israele per l’identificazione.
Secondo Il Domani e Il Riformista, la decisione israeliana è maturata in un clima di grande tensione diplomatica, mentre a Sharm el-Sheikh prosegue il negoziato mediato da Egitto, Stati Uniti, Qatar e Russia. Sul tavolo restano il cessate il fuoco e lo scambio tra prigionieri palestinesi e ostaggi israeliani. Le delegazioni di Hamas e Tel Aviv, come riportano Il Messaggero e La Nazione, hanno già scambiato le liste dei detenuti da rilasciare, ma persistono divergenze sui nomi di spicco, tra cui Marwan Barghouti e Ahmed Sadat, la cui liberazione incontra il veto del governo israeliano.
Le immagini diffuse da testate come Il Manifesto mostrano le unità israeliane salire a bordo delle navi della Freedom Flotilla, tra cui la “Freedom of the Sea”, bloccando gli equipaggi senza scontri armati. Tuttavia, 145 persone — riferisce Leggo — risultano temporaneamente trattenute, tra loro numerosi operatori sanitari europei. Non sono state registrate vittime né proteste ufficiali da parte dei governi coinvolti, anche se molte piazze, in particolare in Italia, hanno espresso solidarietà ai fermati.
Nella stessa giornata, il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, citato da Il Fatto Quotidiano, ha ribadito che le manifestazioni di protesta “sono legittime purché non si superino i limiti della legalità”. Fonti di sicurezza israeliane, riprese da La Verità, hanno giustificato l’abbordaggio come “atto di prevenzione” contro possibili violazioni del blocco navale, sostenendo che alcune imbarcazioni non avrebbero rispettato le comunicazioni di stop radio.
Intanto, la diplomazia internazionale tenta di accelerare verso una soluzione. Il Messaggero scrive che “l’intesa di principio sul cessate il fuoco potrebbe arrivare entro la settimana”, mentre La Nazione sottolinea che la visita del presidente statunitense Donald Trump al Cairo, prevista per domenica, potrebbe rappresentare la spinta decisiva per la firma di un accordo temporaneo.
Nei territori palestinesi, la situazione umanitaria resta critica. Leggo ha riportato il nuovo dossier UNICEF secondo cui oltre 64 mila bambini risultano uccisi o mutilati dall’inizio del conflitto. Le organizzazioni non governative denunciano la totale assenza di corridoi sicuri per gli aiuti, con i carichi bloccati ai confini.
In Europa, il tema divide la politica. Libero parla di “sinistra ribelle” contro il taglio delle tasse e per una patrimoniale “solidale”, mentre Il Giornale invita alla prudenza, evidenziando che “la crisi in Medio Oriente pesa anche sulle manovre economiche europee”. Il Manifesto chiude con un titolo emblematico: “Salpi chi può”, sottolineando come la nuova flottiglia abbia riacceso l’attenzione mondiale su Gaza, a due anni dall’inizio della guerra e a poche ore da un possibile, fragile passo verso la pace.

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