Colpo da due milioni, indagini svelano rete di riciclaggio
La Polizia di Stato di Novara ha eseguito nove misure cautelari in un’indagine che ha portato alla luce una complessa rete di furti e riciclaggio ai danni di un prestigioso marchio di moda, con sede logistica in città, che avrebbe subito un danno stimato in oltre due milioni di euro. Il comunicato della stessa Polizia ricostruisce un sistema rodato che avrebbe avuto origine già nell’agosto 2023, quando alcuni operatori si accorsero della sparizione di capi dal deposito di via Fermi. La denuncia formale arrivò nell’aprile 2024 dal responsabile della sicurezza dell’azienda, dopo che erano stati notati online articoli “prototipo” messi in vendita a prezzi dimezzati rispetto a quelli ufficiali.
Secondo le indagini, tre dipendenti italiani di una multinazionale della logistica operante nello stabilimento, la GXO logistics, avrebbero sottratto diversi articoli in transito per consegnarli a un cittadino italiano di origini kosovare, 28 anni, ritenuto il perno dell’associazione e finito in carcere. L’uomo, già noto per reati contro patrimonio e persona, avrebbe poi rivenduto i capi tramite piattaforme digitali, appoggiandosi alla madre e alla compagna, sottoposte all’obbligo di dimora con restrizioni sugli spostamenti e sul ricorso agli account online.
La madre del principale indagato gestiva il magazzino di appoggio, mentre la compagna si occupava della spedizione. Accanto a loro, una giovane ecuadoriana di 29 anni avrebbe messo a disposizione la propria e-mail per creare profili di vendita, motivo per cui è stata colpita da obblighi di firma e limitazioni all’uso della rete. Le indagini hanno inoltre rivelato che la moglie di uno dei presunti autori dei furti riceveva bonifici dal venditore, per poi ridistribuire parte delle somme al figlio e a un terzo complice.
Una parte dei guadagni, circa 1,3 milioni di euro derivati dalla vendita dei capi, sarebbe stata reinvestita in beni immobili e di lusso: due villette a schiera, appartamenti e orologi di marca. Tra i coinvolti figura anche il fratello diciannovenne del venditore, senza precedenti, accusato di riciclaggio. Per celare la provenienza del denaro, i flussi finanziari venivano fatti transitare su conti online intestati all’estero.
Parallelamente all’esecuzione delle misure, la Polizia ha effettuato perquisizioni che hanno portato al sequestro di numerosi capi d’abbigliamento del marchio, quattro auto e tre orologi di prestigio. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 1,27 milioni di euro, comprese abitazioni e conti correnti degli indagati, considerati strumenti utilizzati per l’attività illecita.
L’operazione, come sottolineato dalla Polizia di Stato di Novara nel comunicato ufficiale, ha permesso di smantellare una rete che univa dipendenti infedeli, familiari e complici esterni, con un danno economico rilevante e un articolato sistema di riciclaggio a supporto della rivendita clandestina dei capi.

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