Funerali di Leonardo Cenci la città di Perugia si è fermata per lui


Funerali di Leonardo Cenci la città di Perugia si è fermata per lui

Tutta Perugia, nelle sue rappresentanze, civili, militari, religiose, gente comune, i medici, i famigliari e gli amici. Il Duomo di San Lorenzo, letteralmente, colmo di gente. Persone che non sono volute mancare all’ultimo saluto a Leonardo Cenci, morto a 46 anni, dopo aver lottato, come nessun altro ha mai fatto, contro un terribile tumore. E poi il “suo popolo“, coloro che, con lui, hanno vissuto questa esperienza, dando vita ad una onlus “Avanti tutta” che per lui e nel suo ricordo e secondo il suoi dettami virà ancora.

Leo è stato un esempio fulgido, una guida luminosa, uno spirito indomito, un guerriero… ha insegnato a tutti quanti come vivere e reagire di fronte ad una terribile malattia.

Male che l’ha strappato alla vita, ma di lui l’anima vivrà. Vivrà per chi, come lui, sta male, vivrà per chi come lui vuole e deve lottare per vincere il male. Vivrà nelle opere, grandi che, il suo “esercito” di Avanti Tutta ha fatto e vorrà fare.

A celebrare il funerale è stato il vescovo, Monsignor,  Paolo Giulietti insieme a don Saulo Scarabattoli.

Tantissime le persone che, dalle prime ore del mattino, hanno voluto salutare il “guerriero” omaggiando la sua salma, prima alla camera ardente del Santa Maria della Misericordia, e dopo al Duomo della città.

Sopra la bara una corona di rose rosse, alcune e fasce donate dai suoi amici e poi la sua foto, quella dove lui corre come una gazzella . Corri Leo, corri ancora…

“Voglio portare innanzitutto i saluti alla famiglia di Leonardo da parte del Cardinale Gualtiero Bassetti – ha detto il vescovo Paolo Giulietti all’inizio della sua omelia -, saluti estesi alla famiglia e a tutti coloro che partecipano al dolore per la perdita del caro Leo. Questa vita è questa morte – ha detto Gulietti – sono state speciali e r non siamo qui a vivere solamente la tristezza per un giovane che ha perduto la sua battaglia contro la malattia. Uno sportivo – ha aggiunto – che ha terminato la corsa.  Siamo qui a riconoscere che in questa vicenda un messaggio la cui significatività, la parola di Dio ci rivela quella parola che abbiamo ascoltato da Papa Francesco, parlando i giovani a Panama e nella giornata mondiale della gioventù mentre Leo combatteva la sua ultima battaglia.

Il Pontefice – ha ricordato il Presule – ha parlato della possibilità che è data ai credenti di abbracciare la vita, non per quello che dovrebbe, ma per quello che è. Non per quello che idealmente pensiamo che dovrebbe essere, ma per quello che realmente si manifesta e si realizza nella nostra quotidianità”.

Giulietti ha anche detto che si vive nell’illusione che si possa star bene sempre, ed è quello che gli intelligenti e i sapienti di questo mondo non capiscono, “Leonardo l’ha capito bene – ha detto il Vescovo -, perché questa malattia, non solo l’ha abbracciata nel senso che non si è fatto abbattere, ma la resa una occasione particolare per dire qualcosa di importante sulla vita e sul suo significato”.

Ha preso sulle sue spalle l’insegnamento del Vangelo e non ha subito la vita. “Leonardo l’ha abbracciata e ha trasformato questa malattia nell’occasione di fare della sua vita qualcosa di estremamente significativo”.

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