Dubbi su orari, tracce e ruolo dei genitori dell’indagato
Femminicidio Ilaria Sula – Mark Antony Samson, indagato per l’uccisione di Ilaria Sula, ha scelto di rispondere al giudice per le indagini preliminari nel corso dell’udienza di convalida del fermo. Non si è quindi avvalso della facoltà di non rispondere, confermando in parte la versione già fornita agli inquirenti, ma restano aperti numerosi interrogativi sulla dinamica e sulle ore successive al delitto.
Secondo le ricostruzioni fornite finora, il femminicidio della 22enne si sarebbe verificato all’alba del 26 marzo, nell’appartamento in cui la giovane si trovava insieme a Samson. Il ragazzo ha ammesso di aver compiuto il gesto, ma la confessione non chiarisce diversi aspetti considerati centrali ai fini dell’inchiesta.
Il punto chiave rimane il lasso temporale tra l’omicidio e le 18 dello stesso giorno, orario in cui una telecamera di sorveglianza ha ripreso l’auto condotta da Samson mentre trasportava il corpo della giovane. Il cadavere, rinchiuso in una valigia, è stato poi gettato in un dirupo nelle campagne del ternano.
Gli inquirenti stanno cercando di comprendere cosa sia accaduto in quelle dodici ore di apparente silenzio. Non è ancora chiaro, ad esempio, se Samson abbia agito da solo per occultare il corpo, né come sia possibile che nella casa e nell’auto ci siano solo tracce di sangue minime, incompatibili con la violenza del delitto.
Altro nodo cruciale è la presenza dei genitori del ragazzo all’interno dell’abitazione al momento dell’omicidio. Entrambi risultavano essere in casa durante le ore in cui si ritiene che la giovane sia stata uccisa. Gli inquirenti stanno vagliando se la loro permanenza abbia in qualche modo influito sulla dinamica dei fatti o se siano a conoscenza di particolari utili all’inchiesta.

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