Decreto sicurezza, stretta su fermo preventivo, rassegna 6 febbraio 2026

Rassegna stampa divisa tra tutela agenti e timori liberticidi

Il varo del decreto sicurezza da parte del governo domina le aperture della rassegna stampa, con una netta polarizzazione tra testate che sottolineano l’inasprimento delle misure di ordine pubblico e altre che mettono in guardia da una compressione delle libertà costituzionali. Il provvedimento introduce, tra i punti centrali, il fermo preventivo fino a dodici ore, una stretta sull’uso e il porto di coltelli, maggiori tutele penali per le forze dell’ordine e norme più rigide in materia di manifestazioni e gestione dell’ordine pubblico, con il coinvolgimento diretto del pubblico ministero nella convalida dei provvedimenti.

L’UNITÀ, nell’editoriale di apertura firmato da Piero Sansonetti, parla di “più polizia e meno libertà”, sostenendo che sotto la parola sicurezza si celi un’impostazione repressiva. La testata evidenzia come il governo abbia varato un decreto e prepari ulteriori disegni di legge sullo stesso tema, senza chiarire in modo univoco l’obiettivo complessivo dell’intervento normativo.

Sul fronte dei sondaggi, IL DUBBIO richiama l’attenzione sul referendum confermativo della riforma della giustizia, sottolineando il recupero costante del fronte del no. Secondo le rilevazioni citate, il sì resta in vantaggio ma con uno scarto ridotto, un dato che rende il quadro politico meno rassicurante per i sostenitori della riforma.

ITALIA OGGI entra nel merito tecnico del pacchetto sicurezza, spiegando che il fermo preventivo sarà applicabile solo in presenza di un sospetto concreto e sotto la supervisione del pubblico ministero, che potrà disporre il rilascio immediato. L’accento è posto sui limiti procedurali e sulle garanzie previste dal testo.

Taglio più politico per LIBERO, che apre su “più sicurezza e meno migranti”, evidenziando lo scudo per i poliziotti, i trattenimenti preventivi e il rafforzamento delle misure contro l’immigrazione irregolare, con il ritorno del tema del blocco navale. Una linea simile emerge anche da IL GIORNALE, che parla di un’Italia “più sicura” grazie alle misure antiviolenza e alla maggiore tutela della legittima difesa.

Di segno opposto la lettura di IL FATTO QUOTIDIANO, che definisce il fermo preventivo una misura che consente di arrestare “anche senza reato”, accostando il modello italiano a sistemi considerati autoritari. La testata insiste sui rischi per i diritti fondamentali e sulla possibilità di abusi.

AVVENIRE colloca il decreto in un quadro istituzionale più ampio, ricordando il dialogo con il Quirinale e il contesto di grandi eventi come l’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, mentre IL MANIFESTO parla di norme liberticide che cambiano la forma della sicurezza senza risolvere le cause del disagio sociale.

Nel complesso, la rassegna restituisce l’immagine di un paese diviso: da un lato l’enfasi sulla necessità di strumenti più incisivi contro violenza e degrado, dall’altro il timore che la sicurezza venga perseguita a scapito delle garanzie democratiche, in un clima politico segnato anche dal confronto sulla riforma della giustizia e dal ruolo della magistratura.

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