Dalla Nigeria in Italia, costretta a prostituirsi, salvata dai carabinieri di Perugia



Dalla Nigeria in Italia, costretta a prostituirsi, salvata dai carabinieri di Perugia

Riduzione e mantenimento in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, tratta di persone e violazione della normativa sulle leggi dell’immigrazione. Questi i reati commessi da tre nigeriani, un uomo e due donne, nei confronti di una giovane connazionale poco più che ventenne. A compiere l’operazione i comandanti del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Perugia e il comandante della compagnia di Perugia, che con la sua sezione operativa e in maniera congiunta, sono riusciti a portare a termine questa operazione. Importante è stato anche il lavoro della magistratura.

Assicurato alla giustizia un nigeriano di 33 anni già da parecchio tempo in Italia, con permesso di soggiorno, regolare sul territorio e disoccupato con precedenti anche specifici. E’ stato arrestato e oggi si trova nel carcere di Capanne. Oltre a lui altre due donne risultano indagate.

Epilogo di una triste vicenda dai contenuti inumani. Il tutto è cominciato nel febbraio 2016. La ragazza poco più che ventenne venne avvicinata in Nigeria da una conoscente (la sorella dello sfruttatore ndr) alla quale le propose la possibilità di giungere in Italia, laddove un suo connazionale avrebbe provveduto a instradarla nel mondo del lavoro. Nonostante le perplessità mosse dalla giovane, la conoscente disse che il connazionale si sarebbe fatto carico delle spese di viaggio e di sostentamento nel successivo futuro. Spese che sarebbero state ripagate dalla giovane una volta iniziata la vita lavorativa in Italia.

Nonostante la perplessità, la giovane accetta la proposta: Considerato lo stato di necessità e di degrado in cui era costretta a vivere alla giovane non parse vero. Dopo pochi giorni accettò la proposta. Da lì passarono ulteriori 5 o 6 giorni e la ragazza venne contattata nuovamente dalla conoscente, la quale nel dettaglio le spiegò tutte le mosse che avrebbe dovuto compiere una volta arrivata in Italia.

Il viaggio della disperazione: Lascia la Nigeria con un gruppo di Nigeriani. Dopo mille peripezie arrivano a Tripoli dove prendono un barcone. A causa di alcune difficoltà la nave viene soccorsa dalla Marina Militare e i profughi vengono trasportati nel centro di accoglienza di Taranto (era luglio 2016). La ragazza aveva un solo nominativo e un solo numero di telefono in mente, quello del suo contatto italiano. Era stata privata del documento. Una volta chiamato, con un cellulare in prestito, le fornisce tutte le indicazioni su come comportarsi.

Lascia il centro di prima accoglienza. La persona chiamata le indica di recarsi presso la stazione di Taranto e così fa. Lì incontra il suo benefattore e insieme in auto si dirigono a Perugia. Nel capoluogo umbro viene ospitata a casa dell’uomo, nei pressi di Fontivegge, dove la ragazza all’interno trova anche altre due giovani connazionali.

La rivelazione: Il benefattore la informa che avrebbe dovuto svolgere attività di prostituta a Pian di Massiano. La giovane non accetta il lavoro che le viene indicato ma il nigeriano la minaccia. Qualora non avesse fatto quello che aveva chiesto avrebbe fatto del male ai familiari in Nigeria.

Il debito da estinguere: L’unica soluzione è quella di assecondare il benefattore che per lei aveva pagato la cifra di 35mila euro per il viaggio. Fino all’esaurimento del debito la ragazza avrebbe dovuto svolgere la professione di prostituta. A controllare l’attività svolta ci sarebbe stata una delle due connazionali che avrebbe verificato sia l’attività di meretricio, sia che non sarebbe mai stata nelle condizioni di poter scappare.

Mesi di inumanità: Trascorrono mesi di inumanità all’interno di quell’appartamento per quella povera ragazza che viveva nella sua stanzetta e usciva solo per prostituirsi o fare acquisti di primissima necessità. Ogni volta che rientrava a casa doveva consegnare il denaro guadagnato con il lavoro fatto che veniva annotato su una agendina e sarebbe servito per estinguere il debito. Quando non riusciva a portare a casa neanche un soldo, veniva brutalmente malmenata. E’ stata anche violentata dal suo aguzzino.

La giovane non ha più le forze per andare avanti, ma trova il coraggio: La ragazza comincia ad non avere più le forze per andare avanti, ma trova il coraggio per riuscire a scappare dall’appartamento in un momento di disattenzione del suo aguzzino. Si rifugia da un amico africano, la cui amicizia era nata casualmente in quei mesi che la convince a fare la denuncia e in un mare di lacrime, nel marzo del 2017 rivela tutto. La poveretta ha trovato nell’Arma dei Carabinieri e, quindi, nello Stato coloro che l’hanno agevolata in un compito non facile.

L’attività investigativa: L’attività è stata possibile attraverso una sinergia tra le varie articolazioni del comando provinciale dei carabinieri che attraverso la conoscenza del territorio, attività tecniche, servizi dinamici sul territorio e riscontri di natura documentale gli uomini dell’arma riescono a trovare ulteriori elementi indicati dalla donna nigeriana.

Il primo passo: I militari hanno proceduto all’indicati dei soggetti indicati dalla donna in maniera generica. Attraverso delle immagini fotografiche riescono a individuare le persone poi indagate.

I controlli eseguiti: I carabinieri oltre a riscontrare la presenza delle due donne denunciate vicine all’aguzzino sono stati riscontrati elementi tali da poter provare che in un ulteriore appartamento diverso da quello del domicilio dell’uomo vi fossero dei chiari segnali che lì venisse esercitato meretricio, all’interno del quale sono stati trovati materassi e un profilattico, appena usato.

Le condizioni di salute della ragazza: La ragazza è felice di aver fatto questa scelta, adesso è pronta a rifarsi una nuova vita. Era stata trovata dagli investigatori assolutamente provata sia fisicamente, sia psicologicamente. «E’ stato necessario – dicono dall’Arma – un percosso reintroduttivo nella società. Adesso sta superando quelle vicissitudini che tanto l’hanno provata nel corpo e nell’anima. E’ una ragazza forte, nonostante la giovane età. E’ colta, in Nigeria aveva anche studiato. E’ riuscita a farcela, ha creduto e lo Stato Italiano ha risposto. Speriamo – hanno concluso i carabinieri – che questo episodio possa spingere altre giovani vittime a denunciare episodi simili».

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