A Perugia proposta contro sovraffollamento e spopolamento
Alleanza Verdi e Sinistra porta nelle aule di Palazzo Cesaroni l’iniziativa legislativa popolare “Non più di 20 per classe”, puntando a rivoluzionare l’organizzazione scolastica italiana attraverso un tetto massimo di venti alunni per aula. L’iniziativa è stata illustrata il 29 settembre 2025 durante una conferenza stampa che ha visto protagonisti Elisabetta Piccolotti, deputata e prima firmataria del provvedimento, insieme al capogruppo regionale Fabrizio Ricci e all’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli.
La normativa proposta stabilisce parametri precisi: diciotto alunni quando è presente uno studente con disabilità, quindici nel caso di più studenti con necessità educative particolari. L’impianto legislativo mira a contrastare i divari territoriali negli apprendimenti, con particolare attenzione verso le zone montane e meridionali del Paese, affrontando contemporaneamente la piaga della dispersione e l’abbandono dei territori.
Il provvedimento interviene anche sul fronte organizzativo, limitando fusioni e soppressioni di istituti, aumentando la presenza di dirigenti scolastici e personale amministrativo. Inoltre, prevede una redistribuzione delle risorse economiche, riducendo i fondi destinati agli istituti privati per rafforzare il sistema pubblico e garantire supporto psicologico agli studenti.
Secondo quanto spiegato da Ricci, promotore dell’iniziativa sul territorio umbro, la situazione regionale evidenzia criticità significative. “Nelle città e nei borghi si registrano classi oltre i 25 alunni”, una condizione che compromette la personalizzazione dell’insegnamento e l’assistenza a chi necessita di percorsi didattici mirati. Il consigliere ha sottolineato come l’Umbria, caratterizzata da numerose zone montane e collinari, rischi costantemente la chiusura di scuole con conseguente impoverimento dei servizi territoriali. Secondo Ricci, contenere il numero di studenti per classe rappresenta uno strumento concreto per elevare gli standard educativi e preservare il tessuto sociale delle comunità più vulnerabili allo spopolamento.
La deputata Piccolotti ha presentato la campagna di raccolta firme evidenziando la semplicità e l’efficacia dell’intervento. “Vogliamo riportare la scuola al centro dell’agenda politica”, ha dichiarato, spiegando che la mobilitazione popolare serve a dimostrare al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara l’esistenza di un consenso trasversale su questa battaglia. Piccolotti ha criticato l’approccio governativo, accusato di procedere con micro-interventi di natura ideologica incapaci di risolvere le problematiche strutturali del sistema scolastico, rischiando anzi di generare ulteriori complicazioni. L’iniziativa parlamentare intende invece rappresentare una spinta dal basso verso soluzioni strategiche di lungo periodo.
L’assessore Barcaioli, impegnato nella resistenza contro le politiche di razionalizzazione delle istituzioni scolastiche, ha espresso pieno sostegno all’iniziativa, definendola “una boccata d’ossigeno” per la regione. Ha evidenziato come il provvedimento sembri “disegnato sulle esigenze umbre”, considerando che le zone interne e montane affrontano costantemente il pericolo di perdere le proprie classi. La norma potrebbe rafforzare le ragioni dell’amministrazione regionale anche nella battaglia contro il dimensionamento: la soglia di quattrocento studenti per ogni dirigenza consoliderebbe infatti le posizioni difensive del territorio. Barcaioli ha riferito di ricevere numerose manifestazioni di gratitudine, specialmente dal corpo docente, per la scelta compiuta dall’amministrazione regionale, confermando la volontà di proseguire con determinazione su questa strada.
L’iniziativa si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da tagli progressivi al sistema educativo pubblico e da politiche di accorpamento che hanno ridotto progressivamente l’offerta formativa, soprattutto nei territori periferici. La proposta di Avs ambisce a invertire questa tendenza, restituendo centralità alla qualità dell’insegnamento attraverso classi numericamente contenute che permettano ai docenti di seguire adeguatamente ogni studente. Il dibattito sulla dimensione delle classi incrocia tematiche cruciali: dall’inclusione degli alunni con bisogni speciali alla necessità di contrastare l’abbandono scolastico, dalle disparità territoriali alla tenuta demografica delle aree marginali.
La raccolta firme rappresenta quindi non solo un passaggio formale ma un’operazione di mobilitazione civica per riaffermare il valore della scuola pubblica come pilastro democratico e strumento di coesione sociale, particolarmente rilevante per regioni come l’Umbria dove la sfida dello spopolamento si intreccia con la difesa dei servizi essenziali.

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