Oltre 1.500 alloggi Ater sfitti tra burocrazia e degrado
Case popolari – Oltre 8mila famiglie umbre sono in attesa di un alloggio popolare mentre, all’interno del patrimonio edilizio gestito dall’Ater, solo 7825 dei 9677 appartamenti risultano oggi locati. Parallelamente, la morosità complessiva accumulata dagli inquilini attuali e passati ha raggiunto i 12 milioni di euro. Un dato aggiornato al 2024 che fotografa una crescita di due milioni rispetto all’anno precedente, aggravando una situazione già critica.
L’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale – come scrive Il Messaggero Umbria – si trova a fronteggiare un doppio squilibrio: da un lato la crescente domanda abitativa, dall’altro una quota consistente del patrimonio immobiliare inutilizzabile o economicamente passiva. Ben 1274 abitazioni sono attualmente vuote perché necessitano di interventi di ristrutturazione. A queste si aggiungono 250 appartamenti già dichiarati assegnabili, ma bloccati nei passaggi burocratici prima della consegna effettiva agli aventi diritto.
Case popolari
Le difficoltà riguardano anche la gestione amministrativa: l’accertamento dell’assenza di carichi penali per ogni componente del nucleo familiare e la verifica di eventuali proprietà immobiliari all’estero rallentano notevolmente l’iter per la concessione delle case popolari. Le tempistiche si allungano anche per appartamenti formalmente disponibili ma di tipologia non idonea, difficili da collocare nei parametri delle graduatorie comunali.
Secondo l’Ater, circa 1.500 alloggi risultano attualmente sfitti. Questo comporta costi fissi a carico dell’ente, come Imu e spese condominiali, senza la possibilità di coprirli con i relativi canoni di locazione. Una distorsione strutturale che incide negativamente sulla tenuta economica dell’intero sistema.
Per affrontare l’emergenza, l’Ater ha proposto un piano di recupero strutturale che prevede la richiesta alla Banca Europea degli Investimenti di un finanziamento destinato alla manutenzione ordinaria e straordinaria. L’intervento stimato per ristrutturare i 1247 alloggi ammonta a circa 38 milioni di euro, calcolati su una media di 30mila euro per appartamento. Di questi immobili, 872 sono di proprietà diretta dell’Azienda, mentre i restanti appartengono ai Comuni: 103 al Comune di Perugia, 37 a quello di Terni.
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L’Ater punta a un coordinamento più efficace con la Regione e i Comuni per sbloccare il patrimonio immobiliare inutilizzato. Tra le criticità, anche la necessità di incrementare l’organico e migliorare l’efficienza dei servizi informatici, compresa la piattaforma web, ritenuta oggi inadeguata.
Il nodo principale resta però quello della morosità. Il 30% degli inquilini, secondo i dati raccolti durante la precedente amministrazione regionale, non è in regola con i pagamenti. Per tentare di contenere il fenomeno, sono stati attivati due bandi per complessivi 3 milioni di euro, destinati a casi di “morosità incolpevole”, in cui l’inadempienza è legata a condizioni economiche comprovate. In tali situazioni, è previsto uno sconto parziale del debito a fronte della sottoscrizione di un piano di rientro per il saldo della restante quota.
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Le azioni di recupero si sono estese anche ad alcune tipologie di immobili ritenute particolarmente problematiche, come quelli dotati di utenze centralizzate. In questi casi, l’impossibilità di attribuire puntualmente i consumi ha reso difficile distinguere tra inquilini regolari e morosi, obbligando l’Ater a sostenere direttamente i costi per servizi mai pagati.
Parallelamente, è stato pubblicato un bando per 600 nuovi alloggi e sono state avviate procedure per la dismissione di alcune unità non più sostenibili, così da reperire fondi per la riqualificazione del patrimonio e abbreviare i tempi di assegnazione per chi è in lista d’attesa. La situazione resta comunque critica e richiede interventi urgenti, strutturali e coordinati per evitare un aggravamento del quadro abitativo regionale.

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