Boeing 737, il pericolo in volo non è solo nella meccanica video intervista


Boeing 737, il pericolo in volo non è solo nella meccanica video intervista

Dopo lo schianto del Boeing 737 Max 8 in Etiopia, il secondo in pochi mesi con dinamiche simili per quel modello, quei velivoli sono stati fermati a scopo prudenziale ma con tempistiche diverse, una cacofonia durata qualche giorno e che ha rischiato di comportare rischi ulteriori: non solo per il problema a quanto sembrerebbe legato all’automazione di bordo, ma anche per il carico psicologico sui piloti di alcune compagnie, tenuti a volare su un aereo che altre compagnie tenevano invece già a terra.

quanto pesano gli aspetti psicologici l’abbiamo chiesto a un esperto, Andrea Castiello D’Antonio, psicologo dell’aviazione. In una lunga intervista, che troverete in versione integrale sul nostro sito internet, ci ha parlato di quanto sia complesso, e quindi automaticamente rischioso, pilotare gli aerei oggi. Proprio per l’eccessiva automazione, che comporta un numero sempre maggiore di segnali da tenere sotto controllo…

“Nel momento in cui ci sono questi ambienti altamente automatizzati con molti indicatori, o comunque con una serie di indicatori particolarmente delicati, da tenere sotto controllo, non è detto che noi, in quanto esseri umani, riusciamo a tenere a mente, a visualizzare in tempo utile, tutta l’eventuale segnaletica che possiamo avere davanti, intorno, sopra il posto di comando”.

La capacità di assorbire e vagliare le informazioni, e di prendere in tempi estremamente rapidi le decisioni giuste, dipende dall’esperienza, dalle capacità del pilota ma anche, forse soprattutto, dalle condizioni psicologiche del pilota. E sotto questo aspetto, denuncia D’Antonio, s’è fatto poco o nulla, nonostante il dibattito che s’era generato dopo il caso Germanwings. Perché c’è una valutazione iniziale, ma non il monitoraggio sistematico che ci vorrebbe nel corso degli anni:

“Da un lato abbiamo una selezione iniziale molto forte, molto precisa, per la scelta del pilota. Dall’altro, dopo la selezione iniziale, o si mette in atto un sistema serio di monitoraggio, quindi di assessment psicologico e non soltanto medico – perché il sistema medico esiste, quello che manca è l’assessment psicologico – che quindi possa accompagnare il pilota in tutte le fasi della sua carriera, e possa anche aiutare a decidere quale pilota possa diventare comjandante, perché non è un cambiamento da poco questo; oppure se questo sistema non c’è è come se avessimo un vuoto, una scatola nera, una impossibilità di vedere”.

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