Banca d’Italia, nel 2019 nessun incremento dell’attività economica in Umbria



Banca d’Italia, nel 2019 nessun incremento dell’attività economica in Umbria

Nel corso del 2019 l’attività economica in Umbria ha rallentato; vi ha inciso l’indebolimento di investimenti e domanda estera, che avevano sostenuto la fase di ripresa.

Le crescenti incertezze sul mercato nazionale e su quello globale condizionano anche le aspettative a breve degli imprenditori, che rimangono improntate a prudenza. L’indebolimento della domanda mondiale e le aumentate tensioni nel commercio internazionale hanno frenato l’aumento del fatturato nell’industria; la crescita dell’export, in particolare, è passata dall’8,7 per cento del 2018 all’1,8.

L’andamento delle vendite, confermatosi positivo per macchinari, prodotti chimici e abbigliamento, è peggiorato nel comparto dei metalli e, più drasticamente, nell’automotive.

L’edilizia è rimasta debole pur evidenziando lievi segnali di recupero: sono aumentati sia il numero di operai iscritti alle Casse edili (+2,1 per cento) sia le ore lavorate (+6,4) e l’andamento della produzione è tornato a migliorare.

Le compravendite di abitazioni si sono incrementate (+7,4 per cento, in linea con la tendenza nazionale) anche grazie al basso livello dei prezzi. Il contributo dell’attività di ricostruzione post-sisma è assai modesto a causa dei ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri.

La dinamica dei servizi è rimasta positiva ma poco vivace; le attese a breve termine prefigurano un possibile nuovo rallentamento. Solo il turismo mantiene un buon andamento, evidenziando un incremento delle presenze in quasi tutto il territorio regionale, di cui si è avvantaggiato soprattutto il comparto extralberghiero.

L’attività di investimento ha ulteriormente perso vigore, come era stato preventivato dalle imprese all’inizio dell’anno; per il 2020 non è prevista un’inversione di tendenza.

A fronte di una situazione reddituale sostanzialmente immutata e nel complesso positiva, il sistema produttivo regionale ha proseguito l’accumulo di disponibilità liquide che hanno raggiunto un nuovo massimo; vi si è associato un generalizzato calo del ricorso ai finanziamenti esterni.

Dopo un biennio di stabilità l’occupazione è tornata a crescere (0,9 per cento). L’incremento ha riguardato il lavoro femminile e quello alle dipendenze, cresciuto soprattutto nella componente a tempo indeterminato che ha beneficiato in larga misura della trasformazione di contratti temporanei. Il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito, al 9,5 per cento, anche in conseguenza del minor numero di persone in cerca di lavoro.

Si è interrotta l’espansione del credito, in connessione con l’arresto della domanda da parte del sistema produttivo rilevato dalla metà dello scorso anno; a giugno i prestiti alle imprese evidenziavano un calo del 3,1 per cento su base annua.

La crescita dei finanziamenti alle famiglie è invece rimasta robusta (+3,0 per cento), soprattutto per l’elevata richiesta di credito al consumo (+8,4 per cento); i mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentati a un ritmo ancora moderato (+1,6 per cento).

Le condizioni di offerta sono rimaste nel complesso accomodanti; si è tuttavia accentuata la selettività operata dagli intermediari. La fase di emersione di ingenti flussi di posizioni anomale ereditata dalla crisi sembra essersi esaurita. Gli indicatori di qualità dei prestiti hanno continuato a migliorare; il flusso di nuovi prestiti deteriorati è sceso all’1,8 per cento, un livello inferiore a quello precedente la crisi e prossimo a quello nazionale.

Il miglioramento si è concentrato nel settore delle imprese (dal 3,9 al 2,4 per cento). I depositi delle famiglie hanno accelerato rispetto alla fine del 2018, in particolare nella componente più liquida del risparmio. Dopo oltre un quinquennio di sensibile calo, il valore dei titoli nei loro portafogli è tornato ad aumentare, anche grazie al positivo andamento delle quotazioni.


L’economia dell’Umbria

• L’attività economica in Umbria – già debole – rallenta; sulle prospettive future pesa la crescente incertezza nel mercato nazionale e in quello globale
• Il fatturato industriale cresce, ma meno intensamente; frena l’export, anche per il crollo dell’automotive
• Gli investimenti perdono ancora vigore; i programmi futuri rimangono prudenti
• L’edilizia ha continuato a registrare lievi segnali di recupero; i bassi prezzi delle abitazioni favoriscono la ripresa delle compravendite
• Il contributo dell’attività di ricostruzione post-sisma rimane assai modesto, per i ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri
• La liquidità delle imprese si rafforza; il ricorso ai finanziamenti si riduce in tutti i settori
• Continua la ripresa dei flussi turistici; le strutture extralberghiere toccano un nuovo massimo
• Torna a crescere l’occupazione; quella stabile beneficia dell’ampia trasformazione di contratti temporanei
• La qualità del credito migliora ulteriormente; il tasso di deterioramento è ora sotto i livelli pre-crisi

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