Da Aula 12 voti contrari e 8 favorevoli all’atto della minoranza
L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha respinto oggi la mozione di sfiducia presentata dai gruppi di minoranza (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Tesei presidente-Umbria civica) nei confronti della presidente della Giunta regionale, Stefania Proietti. La votazione, avvenuta per appello nominale, ha visto 12 consiglieri esprimere voto contrario, 8 voti favorevoli all’atto di sfiducia e un astenuto, la stessa presidente Proietti.
La mozione, la cui approvazione avrebbe determinato la decadenza dell’esecutivo regionale e la conclusione anticipata della legislatura, contestava la gestione della Giunta in merito al disavanzo del sistema sanitario regionale e alla conseguente manovra finanziaria adottata. In particolare, l’opposizione aveva sollevato dubbi sulla veridicità dei dati relativi al deficit sanitario, quantificato in 243 milioni di euro secondo quanto dichiarato dalla presidente, e sulla mancata condivisione della relazione di una società di consulenza privata incaricata di analizzare la situazione finanziaria della sanità umbra.
Eleonora Pace, capogruppo di Fratelli d’Italia e prima firmataria della mozione, aprendo il dibattito aveva criticato i tempi di discussione dell’atto e denunciato una presunta perdita di autonomia del Consiglio regionale a favore dell’esecutivo. Nel merito della manovra, Pace aveva messo in discussione il presupposto del disavanzo, sostenendo che il report della società privata citata dalla Giunta “abbiamo scoperto non esistere”. La consigliera aveva inoltre contestato la narrazione sul rischio di commissariamento statale in caso di inerzia regionale e l’effettiva necessità di reperire fondi per l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), asserendo che tali risorse sarebbero già state accantonate. In conclusione, Pace aveva espresso il timore che fossero state diffuse “notizie fuorvianti e non corrispondenti al vero”, chiedendo un confronto anche all’interno della maggioranza.
Enrico Melasecche (Lega) aveva rincarato la dose, chiedendo le dimissioni della presidente Proietti, ritenuta non all’altezza del ruolo. Pur in caso di bocciatura della mozione, Melasecche aveva auspicato una riflessione della presidente sull’importanza di ristabilire un rapporto di rispetto con la minoranza, sottolineando un “altolà di una parte importante dell’Umbria” nei confronti di Proietti. Il consigliere leghista aveva criticato la campagna elettorale incentrata sulla “demolizione” del lavoro della precedente Giunta in sanità e l’adozione di una “stangata fiscale” basata su “menzogne” e “cifre in cui è prevalsa una demolizione della qualità dei servizi del territorio”. Melasecche aveva inoltre elencato presunte “menzogne” relative al fondo di dotazione, all’inizio dei disavanzi sanitari, alla mobilità passiva e alle grandi opere, concludendo che la fiducia nella presidente era “tramontata”.
Fabrizio Ricci (Avs), pur definendo “paradossale” la presentazione di una mozione di sfiducia a pochi mesi dalle elezioni perse dal centrodestra, aveva riconosciuto la gravità dello “squilibrio strutturale enorme” nei conti della sanità regionale, esploso nel 2024 con un disavanzo di 243 milioni di euro. Ricci aveva criticato l’aziendalizzazione della sanità ma riconosciuto la necessità del pareggio di bilancio, ritenendo eccessivo il disavanzo per le dimensioni dell’Umbria. Pur rinnovando la fiducia alla presidente Proietti, Ricci aveva sollecitato risposte concrete alle aspettative dei cittadini, sottolineando come la manovra fiscale fosse una scelta “dolorosa” ma conseguente a un bilancio “asfittico e ingessato”. Il consigliere di Avs aveva posto fiducia nel nuovo piano sanitario regionale, auspicando un percorso partecipato e sostenendo che la “resistenza al cambiamento” dovesse essere superata.
Laura Pernazza (Forza Italia) aveva evidenziato l’assenza dell’assessore al bilancio Bori, criticando la manovra da lui “fortemente voluta e confezionata”. La consigliera aveva affermato che la mozione di sfiducia nasceva da una “esigenza molto più profonda: il rispetto della verità, della dignità istituzionale e della fiducia dei cittadini umbri”. Pernazza aveva accusato la presidente Proietti di aver “tradito il rapporto di fiducia” fin dalla campagna elettorale, basata su promesse “totalmente inconsistenti” in sanità e su un presunto sostegno alle fasce fragili smentito dall’aumento delle tasse. L’esponente di Forza Italia aveva denunciato una “operazione mediatica senza precedenti” volta a “creare un clima di paura e giustificare scelte politiche profondamente sbagliate”, spostando l’attenzione dal fallimento sulle liste d’attesa a un’emergenza sul bilancio. Pernazza aveva contestato i dati sul disavanzo, la presunta responsabilità della precedente amministrazione sulla mobilità sanitaria e la frettolosa adozione di una manovra da 320 milioni di euro, ritenuta ingiustificata e lesiva per la competitività regionale.
Luca Simonetti (M5S) aveva espresso con forza la fiducia del suo gruppo nella presidente Proietti, definendo la manovra approvata “coraggiosa, responsabile e sicuramente necessaria”. Simonetti aveva ribadito stima, rispetto e pieno appoggio alla presidente, riconoscendone “dedizione, competenza e umanità”. Il consigliere aveva sottolineato il mandato ricevuto dai cittadini per ricostruire un’Umbria “più giusta, più inclusiva, più forte, ma dal volto umano”, correggendo errori accumulati nel tempo. Simonetti aveva affermato che la fiducia espressa non era formale ma una “scelta di campo, una scelta di futuro”, riconoscendo le ferite nel tessuto sociale, nella sanità e nella fiducia tra cittadini e istituzioni. Aveva difeso la manovra come l’inizio di una nuova stagione, con l’obiettivo di una sanità pubblica territoriale accessibile e un piano sociale partecipato.
Matteo Giambartolomei (FDI) si era dichiarato “sconcertato” dalla gestione della manovra fiscale, chiedendo alla presidente Proietti quali principi avrebbero guidato il suo governo. Aveva accusato la Giunta di aver fornito dati falsi durante una conferenza stampa, pur conoscendo cifre diverse relative al report Kpmg. Giambartolomei aveva parlato di “falsità e di inganno”, contestando anche le affermazioni sulla precedente giunta regionale. Pur riconoscendo la legittimità di scelte impopolari come una manovra fiscale, aveva condannato lo scarico di responsabilità su altri. Il consigliere di FdI aveva infine sollevato questioni etiche legate ai principi cristiani della presidente in relazione a temi come il fine vita.
Nilo Arcudi (TPUC) aveva definito la giornata “non auspicata”, frutto di una “esperienza politica molto deludente”. Aveva invocato trasparenza, correttezza e onestà, ritenendo che tali principi fossero stati disattesi nella gestione della manovra fiscale. Arcudi aveva criticato la “campagna di comunicazione fallimentare” basata su un presunto buco di bilancio di 243 milioni, smentito dai fatti. Aveva denunciato la mancata consegna della relazione del soggetto terzo (Kpmg) e definito “infondata” l’ipotesi di commissariamento. Arcudi aveva contestato la narrazione sulla necessità della manovra, evidenziando come le risorse fossero destinate anche ad altro oltre la sanità e come anche i sindacati e forze di sinistra avessero espresso contrarietà.
Bianca Maria Tagliaferri (Ud – Pp) aveva espresso il punto di vista dell’opposizione senza però ravvisare validi motivi per la fine anticipata della legislatura. Aveva riconosciuto l’inevitabilità della manovra fiscale e la necessità di avviare un nuovo percorso. Tagliaferri aveva sottolineato i miglioramenti nella sanità umbra e la necessità di consentire alla presidente di lavorare in un clima di rispetto, auspicando apporti costruttivi.
Andrea Romizi (FI) aveva affermato che la mozione di sfiducia non si basava sul mancato raggiungimento di obiettivi ma sul “modo in cui sono state portate avanti alcune campagne”. Aveva richiamato i principi di trasparenza, obiettività e correttezza, citando la Carta di Avviso Pubblico e gli insegnamenti di Don Luigi Sturzo sulla non giustificabilità della menzogna. Romizi aveva stigmatizzato il comportamento della Giunta in relazione alla relazione Kpmg, definita “ossessiva” e mai resa disponibile, nonostante fosse stata indicata come necessaria per la manovra. Il consigliere aveva elencato una serie di incongruenze e mancate consegne del documento, mettendo in dubbio la conformità di tali comportamenti ai principi di trasparenza. Aveva concluso auspicando una riflessione della maggioranza su un atteggiamento “che male vi ha qualificati”.
Cristian Betti (Pd), in difesa della presidente Proietti, aveva dichiarato la sua piena fiducia, sottolineandone il profilo e l’atteggiamento. Aveva respinto le accuse mosse dall’opposizione, definendo “incredibili e inaccettabili” alcune affermazioni. Betti aveva trovato “paradossale” la presentazione di una mozione di sfiducia dopo soli quattro mesi di governo, contestando le accuse di allarmismo e narrazione su numeri falsi, ribattendo che tali dinamiche erano state alimentate da una “comunicazione fuorviante” proveniente da altri. Aveva infine definito “dissonante” l’immagine di una presidente in una “posizione politica compromessa”.

Commenta per primo