Albania vicino al collasso istituzionale. Migliaia in piazza contro Rama

 
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Albania vicino al collasso istituzionale. Migliaia in piazza contro Rama

L’Albania è al limite del collasso istituzionale. La situazione politica si sta facendo sempre più tesa, dopo la frattura che si è creata tra il Governo a guida socialista, presieduto da Edi Rama e il Partito democratico guidato da Lulzim Basha.

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Migliaia di sostenitori dell’opposizione si sono radunati fuori dall’ufficio del primo ministro. Alcuni manifestanti hanno sventolato bandiere americane, europee e tedesche. Per il premier l’obiettivo principale dell’opposizione è quello di interrompere gli sforzi del paese per avviare negoziati di adesione completi con l’Unione europea. Intanto il Presidente della Repubblica Ilir Meta, ha deciso di rinviare con un decreto la data delle elezioni, per il rischio di una scarsa partecipazione. Atto illegittimo secondo Rama che reagisce prima proponendo al Parlamento di mettere in stato di accusa Meta e confermando la data del 30 giugno per le prossime amministrative.

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At tonight’s anti-govt protest in , the words “don’t rush the Renaissance” were projected onto the office of PM @ediramaal, mocking his campaign slogan that Albania would be reborn under his party.

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Nel frattempo socialisti e opposizione si rinfacciano le accuse di collusione con il preoccupante dilagare della droga clandestina mentre, come se non bastasse, Basha è sotto indagine per l’utilizzo non appropriato di risorse finanziarie provenienti dagli Stati Uniti.

Intanto il Presidente Meta ha ribadito che “non è il momento di fare prove di forza, né di retoriche che dividono. Serve una prova di maturità e alta responsabilità per gli interessi nazionali del paese e la continuità del processo di integrazione europea, quale un obiettivo nazionale di tutti gli albanesi”. Sottolineando l’indispensabilità del dialogo, il presidente della Repubblica si è detto disposto “a contribuire per una soluzione il prima possibile”. La maggioranza di centro sinistra ritiene però che il capo dello Stato sia stato schierato con l’opposizione.

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