Contoterzisti in trincea per PAC e sicurezza alimentare
L’agricoltura europea alza la voce contro la scelta di dirottare risorse dalla Politica Agricola Comune verso la spesa militare, mentre sul tavolo di Bruxelles restano i tagli alla PAC e le pressioni per chiudere l’accordo Mercosur alle condizioni dettate dal Brasile. Oltre 10.000 agricoltori e circa 1.000 trattori provenienti da tutti i 27 Stati membri hanno invaso il quartiere europeo della capitale belga, trasformando il malessere delle campagne in un messaggio politico diretto alle istituzioni.
Al centro della mobilitazione, UNCAI (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali) denuncia quella che definisce una deriva istituzionale: «si sacrifica la PAC sull’altare del riarmo», sintetizza il presidente nazionale Aproniano Tassinari, richiamando una visione europea che antepone il conflitto alla produzione di cibo. I numeri evocati dalle organizzazioni agricole delineano una prospettiva pesante: nel nuovo quadro finanziario 2028-2034 si ipotizza un taglio complessivo intorno ai 90 miliardi di euro per l’intera UE, con una perdita stimata in 9 miliardi per l’Italia rispetto agli attuali livelli di sostegno, e una riduzione del 25% delle risorse PAC destinate al post-2027.
Per Tassinari questo non è un mero aggiustamento contabile ma un «cambio di paradigma», una sorta di “Riarm Europe” che – sostiene – rischia di svuotare di senso la storica politica agricola comune, trasformando i fondi per le campagne in una semplice variabile di bilancio per il riassetto militare del continente. Da qui l’appello a uno «scatto democratico» attraverso un referendum europeo sul riarmo e sulla guerra in Ucraina, che, nelle intenzioni di UNCAI, dovrebbe essere avviato rapidamente: l’orizzonte indicato è la fine di gennaio per predisporre la macchina consultiva e restituire ai cittadini il controllo sull’allocazione delle risorse oggi destinate alla PAC.
Sul fronte degli scambi internazionali, la sigla dei contoterzisti guarda con estrema diffidenza all’ultimatum del presidente brasiliano Lula sull’accordo Mercosur, giudicato il simbolo di un’Europa «ricattabile» che rinuncia alla propria sovranità alimentare. Tassinari invoca una risposta «netta e inequivocabile» alle pressioni per una firma immediata, ribadendo il rifiuto a concedere accesso al mercato unico a produzioni che non rispettano gli standard europei in materia di sicurezza, ambiente e benessere animale.
Per UNCAI l’agricoltura resta un «asset strategico» e la reciprocità nelle regole non può diventare merce di scambio nei negoziati commerciali. Il timore è che, in nome della competitività globale, si spalanchino le porte a filiere costruite su costi sociali ed ecologici che gli agricoltori europei non possono permettersi di imitare, dopo anni di adattamento a vincoli stringenti su emissioni, uso di fitofarmaci, tracciabilità e condizioni di lavoro.
La fotografia economica che accompagna la protesta è particolarmente severa per l’Italia: associazioni di categoria paventano il rischio di chiusura per circa 270.000 aziende agricole, pari a quasi un terzo del tessuto produttivo nazionale, nel caso in cui i tagli e la revisione della PAC fossero confermati senza correttivi mirati. Secondo le stime circolate negli ultimi giorni, il ridimensionamento degli incentivi potrebbe tradursi in un crollo del 64% delle superfici a seminativo e di oltre un quarto delle produzioni olivicole, con una contrazione dell’offerta che si riverbererebbe a catena su tutta la filiera agromeccanica.
Per le imprese di contoterzismo agricolo, che negli ultimi anni hanno sostenuto la modernizzazione delle aziende con macchine di precisione e investimenti tecnologici, questo scenario apre una selezione durissima tra operatori forti e realtà più piccole, spesso familiari. I contoterzisti temono una polarizzazione del mercato dei servizi agricoli, nel quale solo chi ha già accumulato capitali e dimensioni adeguate potrà reggere alla diminuzione dei sostegni e all’eventuale compressione dei margini dovuta alla concorrenza extracomunitaria.
Particolarmente delicato è il capitolo della transizione digitale e tecnologica nelle campagne: la prospettata “diluizione” della PAC in un Fondo Unico, che accorpi più politiche europee in un solo contenitore finanziario, viene letta da UNCAI come un attacco ai canali dedicati all’Agricoltura 4.0. Senza risorse vincolate al settore agromeccanico, avvertono i contoterzisti, l’ammodernamento delle flotte di macchine, l’adozione di agricoltura di precisione e la diffusione di tecnologie digitali rischiano di rallentare bruscamente, ampliando il divario tra Stati membri e tra aree forti e periferiche dello stesso Paese.
A dare ulteriore peso politico alla presa di posizione di UNCAI è il riferimento esplicito al messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Pace, in cui il Pontefice richiama la necessità di una «pace disarmata e disarmante» e denuncia l’escalation della spesa militare globale. Nel 2024, ricorda il rapporto del Sipri di Stoccolma, le spese militari mondiali hanno raggiunto 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% in un solo anno, decimo consecutivo di crescita e segnale di una corsa al riarmo alimentata anche da grandi interessi finanziari privati.
Tassinari si richiama a questo monito per contestare la logica del “para bellum” – prepararsi alla guerra – e invocare una cultura del “para pacem”, costruire le condizioni della pace a partire dal cibo e dal lavoro in agricoltura. Ma, nella sua lettura, la politica europea sembra aver ceduto troppe leve decisionali a «freddi automatismi» e logiche economiche opache, spesso influenzate da concentrazioni di potere che sfuggono al controllo democratico, dai mercati finanziari alle grandi industrie della difesa.
Per questo UNCAI invita i cittadini, e in particolare il mondo agricolo e agromeccanico, a un «presidio permanente» dei luoghi decisionali, fatto di presenza fisica, iniziative spontanee e rifiuto di farsi arruolare in schieramenti politici che usano la PAC come terreno di scambio. L’obiettivo è evitare che la frammentazione della Politica Agricola Comune, con nuove condizionalità e tagli selettivi, diventi lo strumento per dividere agricoltori, contoterzisti e territori, riducendo la loro capacità di incidere sulle scelte europee.
Il filo conduttore del messaggio di Tassinari è che la sicurezza alimentare di circa 400 milioni di cittadini europei costituisce il primo pilastro della pace, prima ancora delle architetture militari e diplomatiche. In quest’ottica, la protesta di Bruxelles è solo una tappa di un percorso che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà proseguire a livello nazionale e comunitario per impedire che l’agroalimentare europeo diventi la moneta con cui pagare una deriva bellicista distante dalle reali esigenze delle campagne.

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