Un modello di cooperazione istituzionale nato a Perugia
Questa mattina, nella cornice della Sala Pagliacci a Perugia, è stato ufficialmente presentato il primo Piano intercomunale di Protezione Civile per l’area della Valnerina. Si tratta di un’iniziativa che segna una svolta epocale per la gestione delle emergenze nel cuore verde d’Italia, nata da un protocollo di intesa tra Anci Umbria e il Comune di Norcia. Il progetto, sostenuto dai fondi per lo Sviluppo e la Coesione, rappresenta un salto di qualità nella pianificazione territoriale, trasformando la gestione isolata dei singoli municipi in un sistema corale e coordinato dove la prevenzione non è solo un dovere amministrativo, ma una necessità vitale per la sopravvivenza delle comunità, come riporta il comunicato di Luana Pioppi.
Il cuore pulsante di questo nuovo strumento è la capacità di far dialogare quattordici diverse amministrazioni locali, superando persino i confini provinciali. Il piano coinvolge infatti dieci comuni del Perugino e quattro del Ternano, coprendo una superficie di oltre mille chilometri quadrati. Realtà come Cascia, Monteleone di Spoleto, Arrone e Ferentillo lavoreranno d’ora in avanti sotto un’unica regia operativa, mettendo a sistema le proprie risorse umane e materiali. Durante la presentazione, la Presidente Stefania Proietti ha sottolineato come la forza di questo progetto risieda proprio nella sua coesione: un modello in cui i centri più grandi supportano quelli più piccoli, eliminando le barriere burocratiche in favore di un presidio costante del territorio, fondamentale soprattutto per i circa 17.000 residenti stabili che aumentano vertiginosamente durante i mesi estivi.
Il supporto specialistico di Anci Umbria ProCiv è stato il motore tecnico che ha permesso di mappare i rischi e definire i flussi di intervento tra aprile e dicembre dello scorso anno. Un’attività di ascolto profondo delle esigenze locali, culminata nella creazione di un modello di governance solido. Enrico Valentini ha evidenziato come l’Umbria sia già una regione virtuosa, con una copertura dei piani comunali che sfiora la totalità, ma questo nuovo approccio intercomunale eleva lo standard a un livello superiore. Oltre agli aspetti tecnici, il piano punta molto sulla formazione e sulla sensibilizzazione: è stata infatti predisposta una documentazione semplificata destinata alle scuole, affinché la cultura della sicurezza diventi patrimonio comune dei cittadini di domani, partendo proprio dai banchi di classe.
Un punto fermo ribadito da tutti i sindaci presenti è che il piano intercomunale non sostituisce le competenze dei singoli Comuni, ma le potenzia. In situazioni di crisi, come quelle vissute durante le sequenze sismiche che hanno segnato la storia recente della Valnerina, la velocità di reazione è tutto. Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia, ha spiegato che la macchina della Protezione Civile potrà ora muoversi in modo fluido su tutto il comprensorio, impiegando professionalità che prima erano appannaggio esclusivo di una singola municipalità. Questa “scatola degli attrezzi” condivisa permette di affrontare con maggiore serenità anche i flussi turistici massicci, come i due milioni di visitatori registrati a Cascia, garantendo loro una tutela superiore grazie a una rete di monitoraggio e intervento capillare e modernizzata.
L’esperienza della Valnerina è destinata a fare scuola. Federico Gori, alla guida di Anci Umbria, ha auspicato che questo format venga presto esportato in altre zone della regione, specialmente in quelle aree interne che spesso soffrono lo spopolamento e la carenza di servizi. La cooperazione territoriale diventa quindi lo strumento principale per garantire servizi di qualità anche nelle zone più periferiche, riaffermando il ruolo centrale delle istituzioni come baluardo della legalità e della sicurezza sociale. Il piano si inserisce perfettamente nelle strategie regionali di sviluppo integrato, dimostrando che l’Umbria sa fare squadra quando in gioco c’è l’incolumità pubblica. Investire nella prevenzione significa, in ultima analisi, proteggere non solo le case e le infrastrutture, ma l’essenza stessa di una comunità coesa e resiliente.

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