Rinvio a giudizio Bandecchi, opposizioni in pressing

Silenzio di Alternativa Popolare, tensione alta in aula

Il rinvio a giudizio del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha aperto un nuovo fronte politico nella città umbra, alimentando polemiche e tensioni tra maggioranza e opposizioni. La vicenda affonda le radici nel Consiglio comunale del 28 agosto 2023, quando il primo cittadino, esasperato dalle continue interruzioni dei consiglieri di opposizione Marco Cecconi e Orlando Masselli, si alzò con atteggiamento ritenuto aggressivo, venendo fermato dagli agenti della polizia locale presenti in aula.

La Procura ha formulato accuse pesanti: minaccia, oltraggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, oltre a interruzione di pubblico servizio e minaccia a un corpo politico. Cecconi, esponente di Fratelli d’Italia, ha annunciato la costituzione di parte civile nel processo fissato per il 22 gennaio, sottolineando la necessità di difendere l’integrità dell’istituzione consiliare.

Il centrosinistra ha reagito con durezza. Il senatore Walter Verini (Pd) ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di garantire un clima politico più disteso a Terni, mentre le opposizioni locali ribadiscono la richiesta di comportamenti istituzionali rispettosi. In netto contrasto, la maggioranza di Alternativa Popolare ha scelto il silenzio, evitando dichiarazioni ufficiali e lasciando spazio a un crescente dibattito pubblico.

All’uscita dal Tribunale, Bandecchi ha liquidato la vicenda con poche parole, ribadendo la sua sfiducia verso la giustizia italiana: «Quello che penso lo sapete già, e oggi ne ho avuto conferma».

La tensione resta alta e il rischio di ulteriori fratture politiche appare concreto. La città osserva con attenzione, mentre il processo si profila come un banco di prova per la credibilità delle istituzioni e la tenuta della classe dirigente.

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