La Corte d’Appello riforma l’assoluzione del Tribunale nel 2023
La difesa di uno degli imputati nella vicenda relativa alla selezione pubblica indetta da “Umbria International Airport San Francesco d’Assisi” annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Corte di Cassazione dopo la sentenza con cui la Corte d’Appello di Perugia ha condannato i tre membri della commissione esaminatrice. Gli avvocati Delfo Berretti e Paola De Pascalis, in una nota, manifestano pieno dissenso verso il provvedimento che ha completamente modificato l’esito del primo grado, ricordando come nel 2023 il Tribunale avesse assolto gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, ritenendo allora insussistente qualunque profilo di rilevanza penale nelle condotte esaminate.
Il giudizio di secondo grado, pronunciato l’11 novembre, ha inflitto sei mesi di reclusione ai tre pubblici ufficiali che presiedevano la commissione incaricata di valutare le candidature per un posto di operatore unico aeroportuale bandito nel 2018. Accogliendo il ricorso della Procura Generale, i giudici hanno ritenuto che i commissari avessero attestato in maniera non veritiera l’assenza di situazioni di incompatibilità all’interno della procedura, nonostante tra i candidati figurasse il figlio di uno dei membri dell’organo esaminatore, risultato poi primo classificato.
Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, la presenza del congiunto rappresentava un elemento noto ai commissari, e la sua candidatura avrebbe dovuto essere gestita con una dichiarazione diversa da quella riportata nel verbale ufficiale. Tale omissione, per i giudici d’appello, ha configurato una falsa rappresentazione della regolarità della procedura, alterando la veridicità dell’atto pubblico sottoscritto dai tre imputati. La sentenza sottolinea come la combinazione tra il legame familiare e l’esito finale della selezione rendesse inconciliabile l’affermazione di totale neutralità contenuta nella documentazione prodotta.
Una valutazione diametralmente opposta rispetto a quella espressa dal Tribunale nel 2023, che aveva escluso qualunque rilievo penale e aveva riconosciuto la correttezza dell’operato dei commissari. La Corte d’Appello, invece, ha individuato un comportamento unitario volto a confermare formalmente l’assenza di criticità, nonostante gli elementi emersi durante l’istruttoria indicassero un evidente conflitto d’interesse. La decisione ha quindi ribaltato l’intero impianto assolutorio stabilito in primo grado, attribuendo responsabilità precise ai tre pubblici ufficiali coinvolti.
Gli avvocati difensori definiscono la pronuncia non definitiva e confermano che sarà presentato ricorso al giudice di legittimità. Ribadiscono inoltre la fiducia nel riconoscimento delle ragioni degli imputati, richiamando la precedente assoluzione e sostenendo la correttezza delle condotte contestate. La vicenda, già al centro dell’attenzione per il ruolo della commissione tecnica nella gestione della selezione, assume ora un nuovo rilievo nel dibattito sulla trasparenza e sulle responsabilità dei componenti degli organi valutativi nelle procedure concorsuali promosse da enti pubblici o partecipati, in attesa del prossimo passaggio davanti alla Cassazione.

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