Scontro sulla manovra: “Favoriti i redditi più alti”, rassegna del 7 novembre 2025

Meloni difende la riforma, Istat e Bankitalia criticano

La rassegna stampa di oggi restituisce un quadro frammentato e polemico attorno alla manovra economica del governo Meloni. Dai principali quotidiani nazionali emergono toni contrapposti: da un lato, le analisi di Istat e Banca d’Italia che evidenziano squilibri nella distribuzione dei benefici fiscali; dall’altro, la difesa dell’esecutivo, che insiste sulla volontà di sostenere famiglie e ceto medio.

Secondo Il Riformista, diretto da Claudio Velardi, gli istituti economici più autorevoli hanno espresso rilievi significativi sulla manovra, soprattutto in relazione al taglio dell’IRPEF. L’editoriale di Rodolfo Belcastro parla di “geografia selettiva dell’indignazione”, sottolineando come il dibattito politico si concentri più sulla contrapposizione ideologica che sui dati reali. In prima pagina, Giorgio Gorri ribadisce la necessità di difendere la misura come strumento per rafforzare la famiglia, mentre Velardi rilancia il confronto interno al centrosinistra, segnato – scrive – da una “crisi d’identità”.

Il Giornale apre con un titolo diretto: “Tutti contro il ceto medio”. L’analisi attribuisce a Bankitalia e Istat una linea eccessivamente critica, contrapposta alle rassicurazioni del ministro dell’Economia Giorgetti, che difende la manovra come intervento a tutela della borghesia. Lo stesso quotidiano mette in risalto l’appoggio del Financial Times alla premier Meloni, descritta come protagonista di una “lezione all’Unione Europea” in materia di conti pubblici e spread.

Un taglio differente arriva da L’Unità, diretta da Piero Sansonetti, che parla apertamente di “schiaffone al governo Meloni”. Nella lettura del quotidiano, la legge di bilancio “favorisce i ricchi” e rappresenta una regressione rispetto al principio di equità fiscale. In evidenza anche la posizione di Alessandro Alfieri, che invoca un “riformismo popolare” capace di riequilibrare le politiche economiche e sociali.

Sul fronte cattolico, Avvenire preferisce una prospettiva più dialogante. Pur riconoscendo alcuni “buoni segnali”, sottolinea come i vantaggi della riforma restino concentrati sui redditi medio-alti, mentre “non bastano” – si legge nel titolo – per sostenere pienamente il sociale. Il giornale della Conferenza episcopale richiama la necessità di “più fondi e meno disparità”.

Nel panorama economico, Il Manifesto titola “Beati i ricchi”, evidenziando i dati di Banca d’Italia, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui la redistribuzione dei benefici fiscali risulterebbe sbilanciata: un dirigente guadagnerebbe in media 408 euro annui, contro i soli 23 euro di un operaio. Un quadro, commenta il quotidiano, che fotografa “l’Italia dei forti”, in cui i lavoratori pagano il prezzo della riduzione delle entrate.

Da Italia Oggi arriva invece un segnale più tecnico: il giornale sottolinea la volontà del ministro Giorgetti di destinare oltre un miliardo del Fondo Clima al Piano Casa, e di aprire al dialogo con le associazioni di categoria sul regime fiscale degli affitti brevi.

Infine, Il Messaggero dedica l’apertura all’impatto sociale della manovra, richiamando l’allarme sulla sanità: il 10% degli italiani rinuncia a curarsi a causa delle liste d’attesa, tema che, secondo l’editoriale di Valduzzi, dovrebbe essere al centro delle priorità politiche insieme alla tutela del potere d’acquisto.

Nel complesso, la stampa nazionale restituisce un’immagine di forte divisione: da una parte le istituzioni economiche che chiedono una correzione per ridurre le disuguaglianze, dall’altra il governo che difende il proprio operato come un equilibrio tra crescita, stabilità e sostegno alle famiglie.

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